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Isabelle Huppert: «La mia famiglia è sull'autostrada»

Una sorta di prolungamento del giardino, dove il marito (Olivier Gourmet) si rilassa e i suoi tre figli giocano, tra panni stesi e operai. Ma quando quell'arteria verrà aperta la loro stramba oasi diventerà un inferno di rumori e inquinamento. È così che la famiglia decide di murarsi in casa, insonorizzandola, fino ad un finale che si annuncia ottimista. Paragonata in questa opera a Tati e Godard, la regista prende la distanze dalla Nouvelle Vague definendo la pellicola un Ufo (oggetto film non identificato).
«Il paradosso dell'attore è essere se stessi pur non essendolo e un film è come una rapina: l'attore ha solo diritti e nessun vincolo. Mentre la divisione tra opere commerciali e d'autore non sempre esiste: pensate a Fellini che ha vinto 5 Oscar ed è stato amato dal pubblico. Questo film è una sorta di favola con un impianto teatrale e il teatro è un'utopia più di quanto non lo sia il cinema, perché conserva un rapporto diretto con lo spettatore», ha detto la raffinata diva 55enne, ieri a Roma con la regista, e poi a Jesi dove ha ricevuto, nel Teatro Pergolesi, il Premio Internazionale Valeria Moriconi, come riconoscimento della sua intensa carriera teatrale.
Riferendosi poi alla sua prossima presidenza della Giuria al festival di Cannes, Huppert ha anticipato che sarà «una presidente curiosa ed eclettica, così come lo sono come attrice. Non posso fare previsioni su quale film potrei scegliere, tanto più che il festival di Cannes è il luogo più aperto a tutte le idee e a tutte le cinematografie».

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