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Angiolillo gli fece un monumento

Nove colonne il 23 gennaio, alla notizia di altre torce umane, a Brno, a Budapest, a Pilsen. «Ci devono essere abissi per noi inimmaginabili, di tristezza, di sconforto, di avvilimento dietro questi suicidi che si offrono come simbolo di protesta irriducibile, che superano d'impeto le frontiere di tutte le nazioni...», commenta l'editoriale. E sotto: «Accogliamo la proposta di un lettore: un busto a Roma per Jan Palach». Il lettore era Paolo Selmi, inviò al giornale 10 mila lire. E lo stesso giorno la redazione de Il Tempo versò 144 mila lire, la Ser (la Società Editrice del quotidiano) 96 mila. La raccolta divenne una gara dei lettori, vecchi e nuovi. E il monumento, una figura avvolta da fiamme simili a dardi, fu inaugurato l'anno dopo nell'omonima piazza, al Villaggio Olimpico. «I lettori del quotidiano Il Tempo a imperituro ricordo», la targa. Un'altra vicenda lega questo giornale a Palach. Nel febbraio 1969 Gian Luigi Rondi, a Praga per organizzare una manifestazione sul cinema cecoslovacco, incontrò il professor Brodesil, docente di Palach all'università. Questi gli consegnò le foto dei funerali del giovane, mai uscite da Praga. E accompagnò Rondi fino in aeroporto, per timore che gliele sequestrassero. Immagini subito pubblicate da Il Tempo. Ora sono nell'archivio di Piazza Colonna. Una di esse apre questa pagina.
Lidia Lombardi

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