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Tiberia de Matteis Il mondo esterno vissuto come minaccia e ...

Di famiglia poco agiata, con un padre sarto ebreo sefardita e una madre casalinga, ha affiancato alla sua primigenia passione teatrale, alimentata dal professore d'inglese in epoca adolescenziale e cominciata con il ruolo di Macbeth alla tenera età di sedici anni, una pregevole attività di sceneggiatore e poeta. Inizia come attore e nel 1953, durante le recite dello shakespeariano "Così è se vi piace", conosce Vivien Merchant che diventerà sua moglie, oltre che assidua interprete dei suoi lavori, e madre del suo unico figlio Daniel.
Il suo primo testo è l'atto unico "La stanza" del 1957, scritto in soli quattro giorni, e ben presto seguito da capolavori rappresentati in tutto il mondo come "Il compleanno" (1957), "Il calapranzi" (1960), "Il guardiano" (1960), "Vecchi tempi" (1971), "Tradimenti" (1978), e il più recente "Ceneri alle ceneri" del 1996, da lui diretto in Italia e nella nostra lingua con Adriana Asti e Jerzy Stuhr. Creature ambigue, assediate, dolenti e represse, inchiodate in uno spazio angusto e circoscritto, quanto condannate a sovrapporre ripetitive condizioni temporali animano la sua speciale drammaturgia in cui l'originaria formazione attoriale esalta la funzione interpretativa. Indifferente alle aspettative e alle reazioni della platea, come testimoniato dalla sua frequente espressione: "fuck the audience!", sapeva mirare dritto all'essenza della vita umana e della sua lacerazione con una modernità che l'ha sempre reso anticipatore di generi, linguaggi e visioni esistenziali. L'inquietudine in cui riesce a gettare lo spettatore trasgredisce l'atavica convenzione del patto di realtà poiché tutto ciò che viene raccontato e agito sulla scena può non corrispondere al vero e intaccare la naturale fiducia dei destinatari della rappresentazione. Tutti i fatti sono messi in discussione dai protagonisti con inesattezze della memoria, della ragione o del cuore in cui si insinua la vita.
Pochi anni prima che il suo talento venisse consacrato universalmente, aveva deciso di non scrivere più commedie e di dedicarsi soltanto alla regia e alla poesia, votandosi con sempre maggiore energia all'impegno politico contro ogni forma di guerra e sopraffazione: antithatcheriano, ambasciatore e portavoce di Amnesty International, interessato alla causa curda, pubblica articoli coraggiosi sui maggiori quotidiani inglesi. Anche il grande schermo ha beneficiato a lungo del suo estro geniale: ha scritto costantemente per Joseph Losey (dal celebre "Il servo" del 1963 a "Messaggero d'amore") e poi ancora per Jean Renoir, Elia Kazan, James Ivory, come pure gli si devono le sceneggiature dei film "La donna del tenente francese", "L'amico ritrovato" e "Cortesie per gli ospiti".

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