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Altro che «barboso», insegna la passione civile

Firma il film (e dà il volto a un Foscolo con capelli e barba bianca) Lamberto Lambertini, regista, artista e molto altro (ha fondato la compagnia teatrale con Beppe e Concetta Barra, «Fuoco su di me» l'ultimo suo film, su Murat).
Scorrono le immagini sulle note sturm und drang di Beethoven e Brahms. E sono interni con le luci basse, donne languide, i dettagli di una mano che scrive, di scarpe di dame e gentiluomini al ritmo di danza. Dissolvenze impressionistiche, cavalli nella polvere della battaglia, e versi che raccontano un'esistenza inimitabile: «Figlio infelice, disperato amante», «il sacrificio della patria nostra è consumato»...
«Un solo asilo, la dignità della nostra anima» chiude il piccolo grande film. Ed è, più che un verso, un programma. Trovando in Foscolo un modello per l'oggi. Dice Marco Veglia, Università di Bologna: «Recuperare il poeta di Zante è recuperare uno stile di vita che ha avuto sfortuna nella seconda metà del Novecento». Gli anni del «pensiero debole», che hanno «condotto a una media rapprentazione dell'umanità. Invece no, Foscolo aveva l'orgoglio di patria e di persona, il suo essere eccessivo era frutto di una volontà progettuale prima civile che culturale».
Racconta Lambertini: «Sapete come commentava qualcuno al quale anticipavo: sto facendo un film su Foscolo? "Una palla". Invece si può creare un cortocircuito tra oggi e il passato. Ideali e versi possono essere attuali, se c'è chi anela alla dignità. I giovani sentono questi temi. E amano la poesia, la scrivono. Quanti versi diventano un loro tormentone?».

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