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I catastrofisti, quelli che irridono gli appelli ...


Con l'esperienza del giornalista, e con l'acume del saggista politico, l'autore racconta "la vita italiana nell'immediato dopoguerra", come si legge nel sottotitolo, spulciando i quotidiani del quadrimestre maggio-agosto 1945. Che erano prevalentemente giornali di partito, arrivati a vendere in quel periodo centinaia di migliaia di copie grazie anche all'assenza dei grandi giornali d'informazione dalle edicole. Il governo militare alleato e il Comitato di Liberazione Nazionale ne avevano sospesi parecchi con l'accusa di essere stati strumenti della propaganda fascista, consentendone la sostituzione con testate temporanee. Che erano dirette - nota Guiso - da "vecchi e alquanto tromboni giornalisti del prefascismo" e rigorosamente controllate dalle autorità del momento.
I giornali di partito si erano pertanto trovati nella paradossale condizione di essere più liberi e più letti. Contenevano notizie censurate nei giornali "indipendenti" e particolarmente rappresentative della "terribile realtà della nostra società all'indomani della guerra", come osserva nella prefazione Sandro Fontana.
La guerra era finita, ma in molte parti d'Italia si continuava ad essere ammazzati per ragioni politiche. E chi sfuggiva alla morte doveva fare i conti con miserie di ogni tipo. "Di fronte alla sede della Banca d'Italia - racconta in agosto il giornale che a Torino sostituisce La Stampa - un uomo riaggiusta i biglietti di banca strappati, in modo che non vengano rifiutati dai funzionari dell'istituto. I maggiori clienti sono i contadini, molti i biglietti rosicchiati dai topi".
Sul "Popolo" del 12 maggio comparve l'annuncio di un viaggio Roma-Firenze-Bologna in autocolonna per favorire la difesa di passeggeri e merci da attacchi di malviventi, in particolare sui passi appenninici. Il biglietto costava la cifra allora enorme di 4000 lire. In treno il percorso Torino-Roma era annunciato in 19 ore e 45 minuti, rivelatesi però 32 nel primo viaggio compiuto il 28 agosto da un convoglio composto di 10 vetture di terza classe, con posti prenotati su sedili di legno. E per raggiungere il continente dalla Sardegna - avvertiva "L'Unità" del 12 luglio - i viaggiatori debbono attendere il turno d'imbarco da uno a tre mesi.
Sul "Popolo" del 23 maggio 1945 un giovane Franco Nobili, destinato a diventare dopo più di quarant'anni presidente dell'Iri ,morto la settimana scorsa fra il rimpianto degli amici e i rimorsi, si spera, dei magistrati che ne vollero l'arresto nella stagione di "mani pulite" per reati dai quali sarebbe stato pienamente assolto in appello, scriveva con sollievo di due piccoli paesi in provincia di Rieti che avevano siglato "la pace". Essi si erano ferocemente combattuti per quasi due anni come fascisti e antifascisti.
Sul "Lavoro" del 15 maggio si riferiva da Milano che "continua assidua l'opera della giustizia", anche quella "fatta da sé". "All'obitorio comunale sono state portate le salme di 15 persone rinvenute alla periferia", annunciava il cronista senza alcuna sorpresa. E "l'Unità" assicurava in un titolo il giorno dopo ,sempre a proposito di Milano,che "gli operai fanno la guardia alla città".
Questa era l'Italia di allora. Eppure essa si risollevò, e come. Imparino, gli immemori o ignari catastrofisti di oggi.

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