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Alessio II, patriarca <br/>della pace

Alessio II, patriarca <br/>della pace

Alessio II

Il Papa, nella sua lettera, ha voluto espressamente ricordare «il comune impegno sul cammino della reciproca comprensione e collaborazione fra ortodossi e cattolici», un compito che il patriarca della Chiesa Ortodossa in effetti ha sempre cercato di svolgere con particolare dedizione. Alessio II era infatti un uomo del dialogo, dell'incontro con le altre confessioni e in primis con la Chiesa di Roma, verso cui non ha mai nascosto di nutrire rispetto e ammirazione. Il prelato che si è spento martedì a 79 anni dopo una lunga malattia, rappresentava quindi una figura di riferimento per il mondo cattolico, che ora guarda con qualche apprensione all'elezione del suo successore, prevista entro la prossima primavera.


Alessio II era una personalità che ha vissuto la crisi dell'Impero sovietico dall'interno, assumendo la carica più alta della sua Chiesa nei mesi appena successivi al crollo del muro di Berlino. Originario di Tallinn, ha iniziato la sua carriera religiosa in Estonia, divenendone vescovo nel 1961. Poi Leningrado, Novgorod e infine Mosca. Figlio di un sacerdote, è stato monaco, diacono, metropolita, fino a diventare il quindicesimo Patriarca di tutte le Russie, una funzione istituita quasi cinque secoli fa. Succedendo a Pimen I, Alessio nel 1990 si è posto alla guida di una comunità di oltre 130 milioni di fedeli e ha subito mostrato di voler restituire alla religione ortodossa prestigio e riconoscimenti quanto più vasti possibile.


Un lavoro di mediazione e di diplomazia, da pastore religioso ma anche da uomo politico nel senso più alto e nobile del termine.
Non per niente Alessio era stato anche deputato del Soviet Supremo, e più tardi ebbe modo di mettere a frutto le sue doti di conciliatore nel corso della crisi che oppose Boris Eltzin al Cremlino.
La sua missione può dirsi in buona parte assolta, in patria e all'estero. La Chiesa Ortodossa vanta oggi l'adesione generalizzata di ampi settori della popolazione russa e di quasi tutta la classe dirigente del Paese. E le parole pronunciate degli esponenti religiosi di tutto il mondo stanno a testimoniare che la sua opera di evangelizzazione ha prodotto risultati molto significativi. Da Roma Monsignor Brian Farrel, il segretario del Pontificio Consiglio per l'Unità dei Cristiani, ha infatti sottolineato come Alessio sia riuscito nella non facile conciliazione tra ecumenismo, responsabilità e amore nei confronti della tradizione russa.


D'altra parte gli incontri del Patriarca con gli esponenti della gerarchia vaticana sono stati frequenti e di alto profilo. Uno degli ultimi a vederlo è stato Vincenzo Paglia, responsabile per la Conferenza Episcopale Italiana del dialogo ecumenico e interreligioso, il quale ricorda un colloquio «svolto in un clima di autentico amore fraterno».
Alessio II in verità era soprattutto uno strenuo difensore dei valori cristiani e della loro affermazione, in un mondo contemporaneo che vedeva sconvolto da una secolarizzazione sempre più aggressiva. Non poteva quindi che sentirsi in sintonia con la dottrina e il magistero della Chiesa di Benedetto XVI. Il quale, nel maggio scorso, attraverso il cardinale Kasper gli fece pervenire una lettera in cui si dichiarava grato per l'opera di avvicinamento tra cattolici e ortodossi. Alessio II rispose evidenziando i molteplici punti di convergenza tra le due Chiese, specialmente rispetto ai temi della morale, delle relazioni familiari e sociali, dei diritti umani e della bioetica. E poi, in occasione della visita a Mosca di monsignor Crescenzio Sepe, fu lo stesso Patriarca a ribadire la necessità di una unità evangelica per la testimonianza della Parola di Dio.


Adesso che Alessio II è spirato nella sua residenza fuori Mosca nel villaggio di Peredelkino, si apre la contesa per la successione. Due i nomi più quotati: il responsabile delle Finanze della Chiesa Ortodossa, il metropolita Clemente, e l'arcivescovo Kirill, titolare delle relazioni ecumeniche.
Alessio ha condotto la sua comunità di fedeli oltre il terribile periodo di transizione postsovietico, donando alla Russia moderna una Chiesa Ortodossa di alto profilo.
Tocca ora al suo erede consolidare e sviluppare questi indubbi successi.

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