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Un triangolo amoroso «troppo intellettualistico»


Fabrizio, sposato, è sul punto di diventare padre. Ada, sua moglie, ha i nervi scossi dalla gravidanza. Una sera, ecco Chiara, commessa in un negozio. Un incontro fatto di sguardi e di silenzi, che comunque non tarderà a suscitare dei forti sentimenti fra i due, prossimi a una vera e propria relazione. Chiara però - e da qui una svolta - frequenta brutti ambienti e, addirittura per una rapina in banca, vi coinvolge Fabrizio, nonostante la sua rettitudine e quella famiglia in attesa alle spalle. Con una conclusione, ovviamente, che non potrà non essere tragica.
Si segue, convinti, quella prima parte quasi muta con il profilarsi di quel rapporto fra i due che sembra quasi l'approdo in un porto sicuro di due personaggi che, specialmente quello di lei, hanno perso ogni sicurezza. Le immagini parlano chiaro, specie quando i silenzi le sommergono, e i ritmi riescono ad essere tesi e nervosi pur manifestando una voluta immobilità. In seguito, però, quando sembra addirittura che si cambino le carte in tavola e dall'analisi attenta di due, anzi di tre psicologie, si passa ad una azione tutta concitazione e affanni, lo squilibrio narrativo e stilistico è forte e l'impresa stenta a convincere. Soprattutto perché poi, al momento di concludere, si tirano certe somme di intonazione intellettualistica che provocano altro squilibri e altre fratture.
Gli interpreti sono Luigi Iacuzio, con molto teatro alle spalle, ma anche qualche film di qualità («Il cuore altrove» di Pupi Avati), la croata Lea Mornar, poco attraente nei panni di Chiara, Elena Bouryka, la moglie.

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