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Luglio 2007, le «visioni» su Obama e Veltroni

dell'imbattibile ex agente segreto francese

In quell'occasione l'argomento era la modalità di trasmissione di informazioni attraverso un sistema di codici riservati. L'università francese della Sorbona ha, di recente, istituito una cattedra di Antropologia culturale sullo spionaggio, il cui direttore degli studi è Alain Dewerpe, ed io tengo dei seminari. Ospite di riguardo è stato Sergo Beria che, a suo tempo, ci ha permesso di decifrare anche i codici della P2 con cui Licio Gelli comunicava, ai suoi tempi, separatamente, usando codici differenti, con presidenti di Stati, primi ministri, e semplici ministri, generali ed anche semplici ed umili giornalisti…
«Questo dimostra - mi disse Villemarest - che i Presidenti sono delle marionette nelle democrazie, più che mai, chi ha il potere, non viene eletto… La presidenza di uno Stato cosiddetto democratico, l'esempio maggiore sono gli Stati Uniti, non è che un livello intermedio della vera gestione del potere che viene esercitata da una oligarchia così sugli Stati Uniti e sul resto del mondo. Per esempio, le prossime elezioni, forse, avranno come prescelto il primo candidato nero della storia degli Stati Uniti d'America; se arriva a vincere le elezioni sarà valido quello che la Cia chiama opzione John Kennedy, se non arriva a causa di un attentato omicida sarà valida l'opzione Bob Kennedy. Basta vedere la pantomima della lunga odissea delle candidature, in particolare televisive, quando c'è il surreale confronto millesimato nei tempi e negli spazi delle due marionette-candidati. Noi francesi ci ricordiamo tutti le scene del film "Forze occulte", in cui nella Francia occupata, per la prima volta, si sono raccontati i retroscena della politica, riferendosi agli anni antecedenti alla guerra, si fece riferimento agli interessi delle potenti lobby finanziarie e militari che manipolavano le scelte parlamentari attraverso correnti trasversali di addetti prezzolati. Nulla è cambiato da allora…».
Gli rispondo, ricordando che, sempre in Francia, Guy Debord, precursore del Situazionismo settantottino, con una dose di lungimiranza concepì la società del futuro, ovvero la «società dello spettacolo». Quella che viviamo oggi in effetti è il peggio di quello che Debord aveva ipotizzato, dato che lo spettacolo non è di avanguardia ma è avanspettacolo, visto anche il basso livello dei protagonisti.
«I veri padroni hanno nomi e cognomi precisi - riprende De Villemarest - ho scritto cinque libri che partono dei finanziamenti americani al nazismo ed ai bolscevichi, poi ho analizzato come l'impero comunista è potuto sopravvivere alle sue crisi ed anche come intellettuali occidentali del dopoguerra sono stati foraggiati, così come i loro governanti dalla magnanima tasca degli imperi finanziari industriali statunitensi. Gli amministratori e i consiglieri d'Amministrazione delle grandi multinazionali sono gli stessi che appaiono come membri permanenti dei grandi agglomerati lobbystici, come la Trilaterale, il gruppo Bildeberg, il Council of Foreign Affairs o la Ranke Foundation. Nei loro periodici incontri si decidono i destini dell'universo non esclusi naturalmente i presidenti che, in qualche modo, ne può star certo, verranno eletti. L'Italia è sempre stata rappresentata dall'avvocato Gianni Agnelli, con un contorno di suoi cari, come risulta dall'elenco dei partecipanti ai convegni, per un periodo breve, il suo solo accompagnatore è stato Walter Veltroni».

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