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Liberali ed europei per le radici cristiane

Possiamo dichiararci autenticamente liberali ed europei rinunciando a riconoscere le nostre radici cristiane? Possiamo davvero dirci moderni riponendo la nostra fiducia esclusivamente nella razionalità scientifica del sapere positivo? Abbiamo motivo di ritenere che l'unico atteggiamento umano legittimo, anche dal punto di vista più schiettamente laico, sia quello di sradicare dal nostro pensiero e dalla nostra convivenza sociale e politica le ragioni della fede? Al costo e con il gusto intellettuale di contraddire le opinioni più convenzionali dei nostri giorni, Pera risponde negativamente a questi interrogativi e si oppone in tal modo all'apostasia del cristianesimo che contraddistingue la nostra epoca.
Riscoprendo la sua vocazione più efficacemente filosofica, l'ex presidente del Senato si tuffa quindi in una decostruzione originale e vera (poiché antitetica alla voga filosofica sessantottarda dei Foucault o dei Derrida) delle apparenti certezze contemporanee. E, forse ancora paradossalmente, i maestri di questa necessaria riaffermazione razionale e laica del cristianesimo quale base della civiltà occidentale sono geni speculativi della grandezza di Kant, Croce, Locke, Toqueville. Veri e propri padri del liberalismo moderno, i quali vengono rivisitati e correttamente interpretati per illustrare la sostanziale evanescenza di una società che pretenda di prosperare unicamente su meccanismi procedurali neutri, separati da ogni dottrina del bene; con ciò abdicando a una fondazione dei diritti e dei doveri ancorata a istituzioni dipendenti da sicuri giudizi di valore. Che senso potrebbero insomma assumere il liberalismo, la democrazia, l'etica e la stessa idea di Europa se accettiamo di sottometterci alla voce della maggioranza degli intellettuali, degli ideologi, dei politici che predicano la morte di Dio, e con essa la totale impossibilità di individuare un vincolo, un limite, una posizione univoca e ragionevole?
Oggi sembrano dunque prevalere il relativismo e la pluralità delle vedute slegate da ogni reale giudizio di valore proprio della religione cristiana, come se questo successo preludesse illuministicamente al progressivo trionfo dell'Umanità multiculturale, finalmente liberata dagli orpelli di una visione stabilmente trascendente della cultura e della convivenza. Peccato, però, che la storia del Novecento con le sue catastrofi si sia incaricata di smentire simili visioni ottimistiche. E peccato che, a dispetto dello scientismo e del laicismo, il programmato abbandono della (kantiana) legge morale e della religione abbiano condotto a immani tragedie. Non stupisca in questo senso l'accostamento della fede alla ragione: il libro di Pera si apre infatti con una lettera di colui che ha incentrato il proprio altissimo magistero di Pontefice sulla imprescindibile armonia tra rivelazione cristiana e giudizio razionale.
«Ella analizza l'essenza del liberalismo a partire dai suoi fondamenti - scrive Benedetto XVI all'autore del libro - mostrando che all'essenza del liberalismo appartiene il suo radicamento nell'immagine cristiana di Dio». Non esiste autentica libertà umana senza riferimento religioso, poiché l'uomo può infine trovare «le ragioni della sua speranza» soltanto nel messaggio cristiano.

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