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Ho quasi quarant'anni, trentanove per l'esattezza. Si ...

In cucina, nella casa dei miei ad Ascoli, c'è lo stereo. Sì, dove le altre famiglie tengono la televisione, loro hanno lo stereo. La Musica è più importante.
Eccoci seduti al tavolo, io e mio padre, un vero genio musicale, uno dei più profondi conoscitori del sinfonismo classico che abbia mai incontrato. Uno che ha detto che vuole essere seppellito con la partitura del Tristano e Isotta di Wagner, aperta sulla pagina del "Duetto d'amore". Mio padre per anni ha passato ore e ore a trascrivere per banda le più importanti opere sinfoniche: da Wagner, Mahler, Bruckner, Richard Strauss, Orff, Stravinskij. Conosce a memoria interi passaggi e le diverse interpretazioni dei più grandi direttori. (...). Per me è un'autorità assoluta.
Con Evolution entro nel suo campo, nelle sonorità classiche che lui ama, anche se c'è una ritmica troppo attuale per i suoi gusti. Non ci diciamo una parola per tutto l'ascolto. È serio, osserva immobile lo stereo. Ogni tanto si gratta la testa: brutto segno. Arriva l'ultimo accordo di 300 anelli. Restiamo con lo sguardo fisso. Non resisto e rompo il silenzio con un timido "Allora?", anche se dentro di me una voce ripete con insistenza che non dovrei mai offrire il fianco. Si è grattato la testa, so già che non gli è piaciuto, eppure lo incoraggio, da vero masochista, a dare forma al suo pensiero. Non capisco per quale assurdo motivo, nonostante i miei quarant'anni, sono qui a chiedere cosa ne pensa mio padre, eppure per me il suo giudizio conta più di quello di qualunque critico musicale.
Medita a lungo e tra le tante cose che poteva dire, ne sceglie con cura una che ancora mi lascia sbigottito. "Quando torni a Milano, vai a lezione di direzione d'orchestra, così hai un titolo per poter dirigere". Che significa? Non posso crederci. Con tono premuroso e paternalistico, si spiega meglio: "Magari iscriviti di nuovo al conservatorio, oppure vai a lezione da qualche grande direttore d'orchestra".
"Babbo, ma che dici? A parte il fatto che i dieci anni di studio della composizione che ho fatto mi sembrano abbastanza, direzione d'orchestra sono sette anni, ma voglio dire... registrare un disco con un'orchestra sinfonica, quanti direttori l'hanno fatto? Magari vado a prendere lezione da uno che ne sa meno di me. E poi, babbo, questo è tutto quello che hai da dire? E la parte compositiva del lavoro? Insomma è musica nuova! Gli elementi ritmici hip hop, gli impasti, le associazioni timbriche. È la mia musica. Dovevo dirigerla io, non c'erano alternative: dalla mia testa all'orchestra".
"Sì, va bene, è bella ma vai a studiare!" mi ripete. Si alza e se ne va, grattandosi di nuovo la testa. Direbbe Kant che non possiamo esimerci dal giudizio estetico, qualunque cosa sia davanti ai nostri occhi. È vero. Ma è possibile che io debba sempre fare i conti con il giudizio degli altri? Riparto per Milano più stranito che mai e mi ripeto: "Se sei un artista, sii sempre convinto di ciò che fai e non chiedere mai un parere sulla tua opera, neanche alle persone che ti sono vicine, perché nessuno è nella tua testa e nel tuo cuore". (...)
Il giorno della prima esecuzione di Evolution, sul sagrato della Basilica di San Francesco di Assisi, mi arriva un sms di mia madre: "Viene il babbo a sentirti". Mi sale il sangue alla testa e la chiamo subito: "Vienea controllare se ho bisogno di ripetizioni di direzione? Deve grattarsi la testa e ha bisogno di un motivo valido per farlo?".
"Non dire così, è solo preoccupato."
"Preoccupato? E di cosa? Io invece sono tranquillissimo, va! Ci sono giornalisti e televisioni da tutto il mondo, una passeggiata."
"È preoccupato perché ti stai esponendo, lui soffre per le critiche che ti muovono." "E ci aggiunge le sue, così mi abituo" rido. Sono sfinito prima del concerto. Per tutto il giorno ho due telecamere della Rai puntate addosso che mi seguono ovunque ogni minuto, e registrano da un microfono che ho piazzato sul petto le mie parole. Aprendo la porta del bagno mi rivolgo ai cameramen: "Volete seguirmi pure qui?". (...).
Si aggiunge anche la passeggiata dentro la Basilica. Mi fa da guida il Custode (...). Sempre sotto l'occhio implacabile delle telecamere, mi spiega Giotto. All'improvviso mi pone una domanda inaspettata: "Allevi, lei è credente?". Chiesto così a bruciapelo davanti allo sguardo della televisione, mi sembra quasi una trappola. "Be', sì, comunque sono un peccatore..." rispondo imbarazzato. "In fondo, chi non lo è?" dice saggiamente il Custode alzando un dito. "Anche lei?" lo fisso inarcando le sopracciglia. Non si aspettava la mia ingenua quanto ardita risposta e resta immobile a guardarmi, spiazzato. Poi mi dà una pacca sulla spalla (...). Mi prende sottobraccio e procediamo. "Venga Giovanni, le faccio vedere una cosa, che penso la riguardi molto da vicino". Mi conduce di fronte a un affresco di Giotto. Rappresenta il giovane Francesco che va da Papa Innocenzo III a presentare il nuovo ordine da lui fondato, per avere la benedizione e l'approvazione della regola. Una interpretazione dell'affresco vuole che al fianco del Papa ci siano gli anziani che osservano Francesco con disprezzo e scetticismo, mentre i giovani (...), si stringono intorno alla figura del santo. «Vede Allevi, quando il nuovo avanza, fa sempre paura, soprattutto se è nella forma della semplicità, da tutti riconoscibile."

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