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"Nessuna verità", azione e spionaggio sul grande schermo

"Nessuna verità",  azione e spionaggio sul grande schermo

nessuna verità

È questo il tema del thriller di spionaggio «Body of lies» (Nessuna verità) di Ridley Scott, con Russell Crowe e Leonardo DiCaprio. Tratto dall'omonimo romanzo del giornalista ed editore associato del Washington Post, David Ignatius, che per anni si è occupato di questioni relative alla Cia e al Medio Oriente, il raffinato thriller di spionaggio (dal 21 novembre distribuito da Warner Bros) svela tutti gli imbrogli necessari per dominare un Paese, una cultura e alla fine il nemico. Il film è incentrato sul ruolo della Cia contro il terrorismo islamico. DiCaprio, con tanto di pizzetto nero e capelli scuriti, interpreta l'agente della Cia Roger Ferris, ideatore di un piano audace per portare allo scoperto un capo dei terroristi, Al-Saleem, facendogli credere che un'organizzazione rivale ma completamente inventata, è terribile e potente come quella di Al-Saleem. Per intrappolare il nemico, Ferris/DiCaprio ricorre alla collaborazione del Dipartimento dei Servizi Segreti giordani (Gid), guidato dal temibile Hani Salaam (Mark Strong). Ma tutte le sofisticate strategie che l'agente crea abilmente, vengono offuscate dai sotterfugi del suo superiore, Hoffman, interpretato da un Russell Crowe ingrassato per l'occasione di oltre 20 chili.


Hoffman è uno stratega spietato e non si ferma davanti a nulla nel nome della sicurezza nazionale, anche se questo significa sacrificare il suo uomo migliore sul campo: gestisce una fitta rete di agenti dal suo pc e dal suo telefonino, a Washington, seguendo e manipolando decine di scacchiere diverse sparse nel mondo. L'inganno diventa indispensabile per gestire un'organizzazione come la CIA, soprattutto in un luogo dove domina un netto scontro di culture.


Per lo scrittore Ignatius «lo spionaggio non è come il giornalismo: occorre identificare le persone che sanno, ottenere la loro fiducia e far loro oltrepassare quel confine che li porta a raccontarti anche cose che non avrebbero mai voluto raccontare». Per Ridley Scott «fare spionaggio nel 21esimo secolo, e in una delle aree più pericolose del mondo, significa avere ad ogni costo, anche della propria vita, tante informazioni, perché quello che sai è quello che hai. Le informazioni sono il filo conduttore ed il sottotitolo potrebbe essere che non ci si può più fidare di nessuno, nemmeno del proprio amico: se gestisci un'organizzazione come la Cia, senza un atteggiamento spietato rischi di diventare debole e vulnerabile. DiCaprio ha girato tutte le scene pericolose in prima persona». Corre per Rabat inseguito da cani rabbiosi, lotta contro i coltelli e contro le bombe nel deserto iracheno, fino alla scena clou dell'interrogatorio con tanto di torture che fracassano ossa e pelle del coraggioso agente. Durante le strategie di spionaggio antecedenti alla strage dell'11 settembre, la gente era sparpagliata in tutto il mondo a caccia di informazioni che, spesso, sovrapponevano verità a bugie, trasformando il nemico in un sicuro alleato. Gli unici momenti di sollievo Ferris/DiCaprio li trova nell'affetto verso la dottoressa giordana Aisha (interpretata dall'attrice iraniana Golshifteh Farahani), nonostante le limitazioni culturali che impediscono agli uomini di sfiorare persino le mani di donne non sposate.

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