cerca

Fiamminghi, interni di famiglia

E quella faccia di giovinetta col turbante catapultata a prendersi un posto nell'immaginario collettivo, insieme con il nome del pittore che la creò nell'opulento Seicento olandese, Vermeer. Ebbene, da domani la misteriosa giovinetta sarà a Roma, al Museo del Corso, nella mostra che la Fondazione Roma dedica ai Fiamminghi. Un evento. Perché porta nella Capitale cinquantacinque capolavori del secolo d'oro dei Paesi Bassi: Rembrandt, Rubens, il suo discepolo Van Dyck, Hals, Veermer, appunto. E perché dà vigore a un modo nuovo d'organizzare esposizioni. Emmanuele Emanuele, presidente della Fondazione Roma che ha realizzato la rassegna, lo chiama tout court «sinergia». E spiega: «Abbiamo contribuito a esportare a Berlino la mostra di Sebastiano del Piombo presentata a Palazzo Venezia. Ne è nata una collaborazione privilegiata con la Gemäldealerie, dalla quale provengono molte opere».


E che opere. Ci sono, tra l'altro, «Il cambiavalute» di Rembrandt, «Il ritratto di Tommaso Carignano principe di Savoia» di van Dyck (a testimoniare il lavoro del fiammingo nel Bel Paese, a Genova, per l'esattezza), «Il paesaggio con l'impiccato» di Rubens, «La famiglia del Sindaco di Amsterdam» di Metsu. E «La ragazza con il filo di perle» di Veermer, preziosissima non foss'altro perché dell'artista conosciamo solo 33 dipinti. E quasi a far da pendant con «La ragazza con l'orecchino di perle», ormai superstar. Quella, emergente da un «effetto-notte». Questa quasi sorpresa dal pittore a guardare oltre il vetro della finestra, le mani sollevate verso il volto, un gesto quasi automatico, di chi vola con la mente in un impenetrabile altrove.


Già, l'effetto-notte. È una delle caratteristiche dei Fiamminghi. Fanno baluginare i loro personaggi da scuri interni, stanze calvinisticamente operose, nelle quali si sussurra un lessico familiare. Una scelta, lo sfondo pece, legata alle scoperte scientifiche che influenzano le innumerevoli botteghe d'arte dell'epoca. Come la camera oscura, usata per riprodurre più precisamente la scena rispetto alla naturale messa a fuoco dell'occhio.


Più reali del reale, e per questo sommamente allusivi. Eccola, la «rivoluzione» dei fiamminghi. Cambiano i committenti, non sono più i nobili o gli ecclesiasti, ma i borghesi, i ricchi mercanti delle Fiandre. Dunque via i soggetti di santi, sì invece alla minuziosa raffigurazione della società. Sì al focolare domestico, ai bambini, ai temi storici, alle nature morte. Sì ai paesaggi. Sì, soprattutto, ai ritratti. Quelle piccole tele - già, cambia anche la dimensione dei quadri, da appendere in case cittadine, non in manieri o chiese - raccontano la vita. Guardate «L'ammonimento paterno». Una giovane di spalle, in piedi, la nuca illuminata dal fascio di luce. E gli anziani di famiglia seduti, di sfondo. Spiega di più di un cinematografico piano-sequenza.

Commenti

Condividi le tue opinioni su Il Tempo

Caratteri rimanenti: 1500

.tv

Degrado capitale, la stazione Termini è un gabinetto a cielo aperto VIDEO

La cassanata definitiva: "Ci ho ripensato, continuo a giocare"
Dopo le liti in tv relax al mare: Adriana Volpe in versione sirenetta
Roma, in viaggio seduti sul paraurti Così strappano un passaggio al tram

Opinioni