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Carlo Antini c.antini@iltempo.it «I cambiamenti epocali che ...

L'artista che lascia intravedere le sue debolezze, le sue fragilità. Nonostante tutto. Antonello Venditti non ha bisogno di mentire. È un libro aperto, soprattutto alla vigilia del suo concerto romano del 18 novembre.
Venditti, la tournée di "Dalla pelle al cuore" registra il tutto esaurito ovunque. Per la tappa romana ha in serbo sorprese?
«Ce ne saranno, eccome. E poi cantare a Roma è tutta un'altra cosa. Gli amici mi stanno già tempestando di telefonate per avere i posti migliori in prima fila. Si sa, Roma è la città del privilegio. Poi si arrabbiano se mi dimentico qualcuno».
Sul palco ci sarà anche Carlo Verdone?
«Carlo fa parte della band e può suonare con noi quando vuole. Per lui c'è sempre posto. E chissà, magari ci potrebbe essere anche Claudio Baglioni. Ma per ora non c'è nulla di certo. Non voglio creare illusioni».
Il 14 novembre uscirà una nuova edizione del suo ultimo album. Quali saranno le novità?
«Ci sarà una doppia confezione con cd e dvd. All'interno un vero e proprio corto che comprenderà i video di "Dalla pelle al cuore", "Regali di Natale" e "Scatole vuote". Sarà un'unica sceneggiatura con gli stessi protagonisti, tra cui anche mio figlio Francesco. La regia è di Morbioli, uno dei migliori videomaker».
Sono molti i musicisti che si cimentano col cinema. Ci ha già pensato anche lei?
«Visto che tutti fanno film ispirati alle mie canzoni, sarò costretto a scendere in campo anch'io. Potrei girare la vera "Notte prima degli esami". Se non fosse così, ognuno potrebbe continuare a dire ciò che vuole».
Le canzoni non le bastano più?
«No. Non è questo. Cerco altre forme d'arte perché ho un crescente bisogno di comunicare, di dialogare col pubblico. Di vincere la solitudine».
Vuole dire che lei si sente solo?
«Quando crollano tanti credi e ci sono così tanti cambiamenti, alla fine ti senti solo. L'anno scorso è morta mia madre ed è come se avessi dovuto riprendere in mano la mia vita. La mia, però, è stata una solitudine positiva, che mi fa creare e mi fa sentire più libero».
Lei ha due nipotini. Come si sente nelle vesti di nonno?
«Nonno è una parola nella quale non mi riconosco molto. Alice ha 12 anni e Tommaso 8 ma, in genere, mi chiamano semplicemente Antonello. Quando sono a Roma, come in questi giorni, passo molto tempo con loro. Siamo vicini di casa, a Trastevere. Sa, alla mia età si diventa facilmente un punto di riferimento per altre vite, uno che non tradisce e su cui si può contare».
Tra i cambiamenti epocali a cui faceva riferimento prima, non si può ignorare l'elezione di Barack Obama. Cosa ne pensa?
«È una grande speranza per il futuro ma non dobbiamo esagerare. Qui in Italia abbiamo la sensazione distorta che possa cambiare tutto. Staremo a vedere. Certamente gli Stati Uniti hanno fatto notevoli passi avanti, se solo pensiamo all'epoca di Martin Luther King».
Cosa le fa sperare l'elezione del primo presidente Usa di colore?
«Il capitalismo senza regole è in crisi. Tutti vogliamo un po' di profitto ma ora ce ne siamo approfittati davvero. È necessario darsi nuove regole in fretta e dare più sprint alla "middle class" che è l'anello debole della recessione economica. Secondo me l'elezione di Obama lancia proprio questo segnale».
A proposito di recessione. Nel campionato di calcio la sua Roma è in crisi di risultati. Che messaggio vuole lanciare a tifosi e giocatori?
«La Roma non si discute, si ama. E il grande amore del pubblico obbligherà i giocatori a dare il massimo e a tirare fuori la squadra dalle secche. Il momento buio è stato causato dalla mancanza di una serie di figure importanti. La morte del presidente Sensi, ad esempio, si è fatta sentire. Per la società ha significato la perdita di un padre. Ma i primi segnali di ripresa sono già arrivati in Champions. State tranquilli, ci salveremo».

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