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Angela Di Pietro Ma dove sono finiti i maschi-maschi? ...

Pochi, pochissimi. Alzi le mani chi non abbia avuto voglia, specie in questi anni di cupi scenari di coppia, di farsi un'abbuffata di Rhett Butler, contrabbandiere di Charleston, personaggio reso immortale dalla penna felice di una scrittrice americana, Margaret Mitchell, autrice di «Via col Vento», immenso successo editoriale e poi filmone buono per tutte le stagioni.
La protagonista del romanzo, una deliziosa viperetta di nome Rossella O'Hara, tra matrimoni sgangherati ed un amore (quasi) impossibile per il riottoso Ashley Wilkes, incontrava proprio Rhett Butler, mascalzone gentiluomo, duro dal cuore tenero, avventuriero e solido come cemento armato. «The one», quello giusto insomma, anche se l'eroina se ne rendeva conto solo quando era troppo tardi. Nell'immaginario femminile Rhett Butler ha incarnato un principe azzurro più appetitoso di quello slavato e con la piuma sul cappello dipinto nelle favole dei fratelli Grimm. E proprio perché appetibile, sognato, vagheggiato da milioni di donne, Rhett ha concesso suo malgrado il «bis».
Una editrice americana ha voluto dare un seguito all'acclamato «Via col vento» (nel 1991 Alexandra Ripley aveva già tentato, con il suo mediocre «Scarlett») mandando in stampa «Rhett Butler's people», in Italia tradotto come «Il mondo di Rhett», sottotitolo «Il ritorno di Via col Vento» (22 euro, edizioni Piemme) in cui viene riproposta la storia letta questa volta attraverso il Rhett-pensiero. Il compito di dare un seguito al libro della Mitchell (che vinse per «Gone with the wind» il premio Pulitzer nel 1937) è stato affidato ad uno scrittore del Montana grande conoscitore della guerra di Secessione americana, Donald McCaig. Lanciato negli Usa con un milione di copie, pubblicato in 25 paesi (in Italia è uscito in libreria il 14 ottobre ed è già ai primi posti tra quelli stranieri più venduti), il libro è quinto nella classifica dei bestseller del New York Times, secondo in quella francese, vendutissimo in Germania ed in Spagna.
Il boom nel Belpaese, dicono i librai, è previsto però per Natale. Tanto clamore (peraltro benedetto dagli eredi della Mitchell) non ha però generato consensi univoci, perlomeno negli States, se Stephen Carter proprio dalle colonne del New York Times ha parlato di un Rhett Butler decifrato, nel libro, in termini troppo espliciti. Perché il mascalzone dal cuore gentile in questione deve gran parte del suo fascino ad una personalità mai veramente svelata.
La sottolineatura del personaggio ad opera della sua creatrice Margaret Mitchell è abilmente sfumata, come a voler lasciare un campo vuoto che ogni lettrice possa colmare a suo piacimento. Il personaggio, portato sullo schermo nel 1939 da un irresistibile Clark Gable (curiosità: mentre tutte le donne del mondo impazzivano per l'attore statunitense, la protagonista del film Vivien Leigh rabbrividiva all'idea di baciarlo perché riteneva avesse l'alito pesante) ha fornito linfa vitale a centinaia di replicanti, utilizzati per narrativa rosa, films, soap e fiction negli ultimi settant'anni. Cowboy, pirati e cavalieri: fieri, duri ed imprevedibili, provvisti di testosterone ma anche uomini che non devono chiedere mai. Virili in termini concettuali, oltreché fisici, come il marito di Rossella O'Hara. Imitato quanto volete, ma inimitabile.

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