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Roma barocca? Cercatela ad Ariccia

Lo sfondo è la Sala Maestra del Palazzo Chigi di Ariccia. L'occasione, il Museo del Barocco Romano, che domenica apre al pubblico nella forma definitiva. Duecento dipinti del Sei-Settecento, frutto di donazioni eccellenti: di Maurizio Fagiolo dell'Arco, lo storico dell'arte che ideò la raccolta, Lemme, appunto, e, appena arrivati, i 14 quadri di Laschena, che scrisse nel testamento di volere la donazione. Stessa storia per Oreste Ferrari, scomparso nel 2005, accademico dei Lincei, una vita passata ai Beni Culturali. Ha regalato 13 opere. E poi un altro benefattore, Ferdinando Peretti, mercante d'arte. Ha portato, tra l'altro, 60 disegni di Jacopo Zoboli, emiliano trapiantato a Roma: schizzi su lettere, appunti, perfino sul conto della lavanderia. A fornire anche una tranche de vie.
Eccolo allora, il museo più capitolino, se è vero che Roma è il barocco. Dipinti di Mattia Preti, Maratta, Luca Giordano, Salvator Rosa, Baciccio. Ritratti di papi e cardinali, paesaggi «for de porta», come «La marrana della Caffarella». Scorci inediti di monumenti: per esempio la cupola di Andrea Pozzo: illusionista, finta, come quella dipinta nel soffitto della chiesa di Sant'Ignazio. L'allestimento replica le «quadrerie» dei palazzi seicenteschi. Non turba, anzi rilancia la suggestione della dimora di villeggiatura commissionata dai Chigi al Bernini, che ristrutturò anche il borgo di Ariccia. Ora il palazzo aspetta i visitatori. Lieve nel suo «color dell'aria», intrigante nelle stanze. Le stesse scelte da Luchino Visconti per «Il Gattopardo».

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