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Rodolfo Lorenzoni Alla fine anche ...

Un fatto in cui le interferenze esterne prima che inutili sono prive di senso. «La beatificazione di Pio XII è un avvenimento religioso che va rispettato e che è di esclusiva competenza della Santa Sede», ha affermato ieri il Segretario di Stato Tarcisio Bertone. Di fatto replicando direttamente e ufficialmente alle polemiche sulla figura di papa Pacelli sollevate nelle scorse settimane da alcuni esponenti dell'ebraismo mondiale. Polemiche che Bertone ha definito «strumentali, sempre meno comprensibili e che con la storia hanno ben poco a che fare».
La controversia su Pio XII si era fatta piuttosto incandescente. Quindici giorni fa era intervenuto il ministro per gli Affari Sociali di Israele, Isaac Herzog, l'uomo che per Gerusalemme si occupa proprio dei rapporti con le comunità cristiane. «Il tentativo di far diventare santo Pio XII è inaccettabile - aveva affermato Herzog - perché durante il periodo dell'olocausto il Vaticano sapeva molto bene quello che stava accadendo in Europa e non vi è prova di alcun provvedimento che il Papa avrebbe potuto ordinare». Non frasi sfuggite, ma parole molto attente e decise: papa Pacelli come uomo del silenzio, che avrebbe taciuto e, forse, «avrebbe fatto anche di peggio».
Subito dal mondo cattolico si sono levate proteste, anche da parte di esponenti di primo piano come il cardinale Lanza di Montezemolo, esperto di questioni israeliane, il quale si è detto «molto irritato da certe intromissioni esterne negli affari della Chiesa». Ma la presa di posizione ufficiale c'è stata solo ieri, anche rispetto all'annosa questione degli archivi, nei quali - secondo alcuni - potrebbe essere custodita la verità su questa dibattuta vicenda storica. «Esiste un fondo aperto degli archivi vaticani che arriva al 1947 - ha osservato in proposito Bertone - ma esso oggi è quasi inutilizzato. Sembra quasi che basti aprire un archivio, di cui magari si reclamava a gran voce l'apertura, perché poi subito dopo i suoi documenti vengano trascurati: evidentemente a molti la storia importa soltanto se può essere usata come un'arma».

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