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Antonio Angeli a.angeli@iltempo.it «Prima di iniziare ...


Craig, inglese di Chester, quarant'anni compiuti a marzo, temeva che «nell'affrontare questo film sarebbe stato bloccato». Inoltre svela che quello che molti avevano preso per entusiasmo, nella prima pellicola, «in realtà era paura». Ma ora tutto «è a posto. E mi sento pronto ad affrontare i prossimi due Bond per i quali sono sotto contratto e anche un altro. Oltre questo non saprei, perché per fare tre film servono cinque anni e a me non riesce di fare progetti per periodi più lunghi». Craig incassa anche i complimenti del regista Marc Forster: «Daniel è il Bond più vicino al personaggio descritto da Ian Fleming», lo scrittore che ha creato, ormai molti anni fa, il personaggio.
«Quantum of solace», ventiduesimo film dedicato all'agente segreto, uscirà domani nelle sale italiane (gli americani dovranno attendere fino al 14), tra gli interpreti, oltre a Craig, la bellissima Olga Kurylenko, Judi Dench, nella parte di M, e il sempre più internazionale Giancarlo Giannini. «Nessun è più fan di James Bond di me - assicura il protagonista - ma è un personaggio lontano dal mio vero carattere. Io - spiega - in questa figura superficiale, piena di difetti, che uccide per vivere ho cercato di inserire una certa moralità. 007 fa di questa sua ambiguità morale la sua forza e perciò credo che continuerà a piacere. Ora che abbiamo delineato il personaggio - aggiunge - possiamo fare quello che vogliamo. È come se avessimo una tela bianca sulla quale far venire fuori di tutto».
E parlando dei numerosi incidenti che hanno funestato il set (anche più di quelli che solitamente si verificano in ogni action movie), Craig spiega che ha rischiato meno di quello che potrebbe sembrare, «giusto qualche ammaccatura». E aggiunge che «quando non lavoro, cerco di continuare una vita il più possibile normale. Anche perché, come credo per tutti, le cose importanti rimangono la famiglia e gli amici». Craig non si sottrae a qualche battuta sul nuovo presidente Usa: «Non è una rivoluzione - afferma - ma le idee politiche che escono dai suoi discorsi mi sembrano autentiche». E dopo il presidente nero si potrebbe pensare anche ad uno 007 di colore. «Perché no? - afferma - ma temo che Ian Fleming si rivolterebbe nalla tomba».

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