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Addio al genio del fanta-thriller

L'anno prima aveva pubblicato «Stato di Paura» sul problema del clima. Del resto la sua formazione era quella di un medico, laureato ad Harvard nel 1969.
Ma il grande pubblico lo ricorda soprattutto per alcuni titoli, degli oltre venti che formano la sua bibliografia, resi celebri anche da fortunate versioni cinematografiche, da «La grande rapina al treno» (a metà anni '70) a «Jurassic Park», ma attorno ci sono altri libri fortunati, da «Andromeda» (1969), sino a «Congo», «Sfera», «Sol levante» (anni '80 e '90), per arrivare a «Preda», «Stato di paura» e «Next». Questo senza dimenticare che è anche autore di testi per la tv di successo, da «Pursuit» del 1972 alla serie «ER-Medici in prima linea», di cui è stato ideatore, sceneggiatore e produttore, o creatore di giochi per il Pc, da «Amazon» uscito nel 1984 a «Timeline», da lui stesso prodotto anche se con poco successo. Ha girato come regista anche cinque film, da «Coma profondo» a «Runaway». Chrichton era nato a Chicago il 23 ottobre 1942 e la scrittura diventò presto una sua passione: pubblicò racconti anche durante gli studi usando gli pseudonimi di John Lange e di Jeffrey Hudson. Ma lasciò presto la professione medica per dar sfogo alla sua grande passione, viaggiare. Nel frattempo si è sposato cinque volte e ha avuto quattro divorzi, lasciando una figlia, Taylor. Si dice che i suoi libri abbiano venduto nel mondo complessivamente 150 milioni di copie. La forza dei suoi cosiddetti tecno-thriller era nella capacità di suscitare curiosità e dibattiti, spesso politici e scientifici di alto livello, perchè i suoi racconti sembravano voler dimostrare, partendo da ipotesi o scoperte di qualche scienziato, che l'«apocalisse» potesse sempre accadere.
Ha lottato a lungo contro il cancro che alla fine lo ha stroncato. Ma aveva già rivelato nel suo volume autobiografico, «Viaggi», di aver avuto a 25 anni una forma benigna di sclerosi multipla. In quelle pagine c'è anche la morte improvvisa del padre, per un infarto, vissuta come un trauma e col senso di colpa di non essere riuscito a chiarire i propri, burrascosi, rapporti con lui. È sempre lui ad aver rivelato che una volta, a scuola, presentò come suo uno scritto di George Orweel, ottenendo a malapena una sufficienza, non per truffare il professore, ma per fare un esperimento.

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