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Nella Trilogia del Millennium la quintessenza del noir

Purtroppo il destino è stato beffardo con Stieg: se n'è andato all'improvviso, il 9 novembre del 2004, a causa di un arresto cardiaco dopo aver fatto a piedi, l'ascensore era rotto, nove piani di scale per raggiungere la redazione della rivista «Expo» dove lavorava. Tre mesi prima, in agosto, aveva consegnato i primi due volumi dei dieci che aveva in mente di scrivere (appunto «Uomini che odiano le donne» e «La ragazza che giocava con il fuoco). E in ottobre aveva concluso il terzo tomo: tutti e tre sono stati ribattezzati Millennium Trilogia. Larsson è morto prima di diventare il fenomeno editoriale dei nostri tempi dopo la Rowling, mamma di Harry Potter. I suoi libri hanno venduto 3 milioni di copie in Svezia, un milione in Francia, uno in Danimarca, un milione e mezzo in Gran Bretagna, altrettanti in Germania, Spagna e Italia (circa 600 mila copie vendute). Ora stanno per uscire negli Stati Uniti e perfino in Cina. Si parla di un guadagno da 8 milioni di euro, destinato ad accrescersi anche perché il terzo volume «La regina dei castelli di carta» è uscito solo in patria e nell'edizione francese. In Italia arriverà il 14 gennaio e c'è già una grandissima attesa tra i Larsson-dipendenti in crisi d'astinenza. Intanto, in Svezia, sta uscendo il film ispirato al primo volume che, addirittura, dovrebbe essere poi presentato al Festival di Cannes. La Larsson-mania è un fenomeno palpabile anche dal punto di vista turistico: frotte di appassionati si avventurano nelle strade di Stoccolma alla ricerca dei luoghi dove sono stati ambientati i romanzoni gialli. Le trame, avvincenti, complesse, caleidoscopiche, intriganti, sorrette da un'insolita, per il genere letterario, introspezione psicologica dei personaggi, verte intorno alle vicende dei due eroi: Mikel Blomkvist, giornalista-economico che si trasforma in detective e Lisbeth Salander una ragazza minuscola e fortissima, antisociale (genere sindrome di Asperger) con un passato devastante e una famiglia borderline alle spalle. Lui è affascinante, eterosessuale, donnaiolo ma onesto e puro, non scende mai a compromessi, è leale e, tra il primo e secondo volume, beve una quantità incredibile di tazze di caffè. Lei è bisessuale (forse più lesbo), ha piercing e tatuaggi disseminati sul corpo ed è un'hacker imbattibile. Nel primo thriller si ritrovano, fianco a fianco, sulle tracce di una bambina scomparsa trenta anni prima. Tra colpi di scena a ripetizione (sospesi e inframmezzati, però, da lunghi momenti di stracca) scoprono gli scheletri negli armadi di una facoltosa famiglia di capitani d'industria che nasconde, dietro un perbenismo di facciata, generazioni di pervertiti e criminali. Lisbeth è la solitaria eroina del secondo volume. La ragazza è indagata per gli omicidi misteriosi di una coppia di giornalisti e un avvocato. Sullo sfondo c'è un'inchiesta sul traffico di prostitute dall'Est. Blomkvist, questa volta, s'impegna a dimostrare l'innocenza della giovane amica che, per tutto il libro, riesce abilmente a non farsi «beccare». Anche qui sorprese a non finire (si ricostruisce la vicenda familiare della Salander), in un crescendo finale la ragazza mortalmente ferita, addirittura, riemerge dalla fossa (alla Kill Bill per intenderci!). Anche qui, come nel primo volume, risolutivo (ma non diciamo il perché) è il mondo fantastico di Astrid Lindgren, l'autrice di Pippi Calzelunghe. Stieg Larsson, infatti, da buon svedese è stato un grande fan di Pippi Calzelunghe e anche un lettore appassionato e profondo conoscitore di fantascienza.
Infine un regalino ai Larsson-maniaci: «La regina dei castelli di carta» inizia proprio dove finisce «La ragazza che giocava con il fuoco» e cioè con Lisbeth in ospedale gravemente ferita e «Kalle» Blomkvist tornato a fare il protagonista.

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