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Gabriele Simongini Potremmo quasi chiamarlo il Pittore dei ...

Il suo destino è stato appunto quello di spostarsi fra l'America e l'Italia, con un moto pendolare che è stato al tempo stesso fisico (nei continui viaggi), interiore (fra coscienza storica e pragmatismo immerso nella contemporaneità più bruciante) e pittorico (senso della costruzione "classica" tipicamente europeo ed esplosiva disarticolazione delle forme prettamente americana). Lui stesso, nato a Boston nel 1913 da genitori italiani in luna di miele e poi lì stabilitisi, ha raccontato di aver passato la sua prima infanzia a fare la spola fra Boston e l'Europa per poi trasferirsi a Parma dove è scomparso nel 2000. Recentemente, in occasione della grande mostra antologica giustamente dedicata a Marca-Relli dal Comune di Milano nella Rotonda di via Besana, è stato pubblicato da Bruno Alfieri editore un monumentale volume che si configura come una tappa miliare nella vicenda di questa inquieto pittore ma anche nell'ambito degli studi sui rapporti fra arte americana ed italiana del secondo dopoguerra, come è evidente nel cristallino saggio di David Anfam. Se Marca-Relli è stato infatti uno dei più stretti amici di Jackson Pollock, non va dimenticato che è stato altrettanto legato ai nostri Afro ed Alberto Burri. Anche nell'amicizia, dunque, un inesausto moto pendolare. E forse la costante fatica che la critica ha fatto per riconoscere la grandezza artistica di Marca-Relli è dovuta anche a questa sua inafferrabilità, a questa sua natura quasi scissa, oltre che al suo carattere appartato e burbero. Ma, per sgombrare subito il campo da qualsiasi equivoco, va ricordato che uno dei suoi capolavori, "The Battle", nel Metropolitan Museum di New York è esposto vicino all' "Autumn Rhythm" di Pollock, con un memorabile faccia a faccia.
Marca-Relli ha portato la tecnica del collage a livelli difficilmente superabili nei quali costruzione e distruzione si fondono senza sosta, scambiandosi perfino i ruoli. Dietro e dentro l'immagine di ogni suo quadro c'è sempre il culto inquieto della figura, magari spezzata e disarticolata ma sempre potentemente vitale.

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