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«8», il film della discordia

Fame, istruzione, sanità viste da grandi registi


«Il nostro film - ha detto il regista de "Il cielo sopra Berlino" - si rivolge alla gente, però la soluzione non è nelle nostre mani, ma in quelle dei governi. È necessario che i governi mantengano le loro promesse nei confronti dei Paesi più poveri. Se le imprese e i Paesi si comportassero come le persone, non ci sarebbe più la fame nel mondo».
Un film che ha incontrato molte difficoltà e, al momento, circola un po' a stento solo nei festival. «Il progetto - hanno spiegato i produttori - è iniziato cinque anni fa. Ci sembrava importante parlare dell'impegno delle Nazioni Unite a dimezzare entro il 2015 la povertà nel mondo». Ma ad un certo punto proprio «le Nazioni Unite hanno tolto il patrocinio al nostro film sugli obiettivi del millennio contro fame nel mondo, Aids e analfabetismo». Infatti, spiegano ancora i produttori, «l'Onu ha ritenuto offensivo per l'Islam l'episodio diretto da Mira Nair e ci hanno intimato di toglierlo e di trasformare "8" in "7". Così abbiamo rinunciato al patrocinio».
Una vicenda che ha lasciato sbigottita la regista di «La fiera della vanità». «L'episodio che racconto - spiega la regista indiana - è una storia vera di una donna musulmana, Zainab, che decide di lasciare il marito e il figlio per seguire l'amore e sposare un altro uomo. Zainab non viola la legge musulmana, ma lascia il marito dopo che questi l'ha liberata. Inoltre - conclude - parlo del burka e del velo come potenti simboli di identità, sotto i quali ci sono esseri umani con sentimenti ed emozioni».

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