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1948, quell'anno magico

I grandi del dopoguerra in una mostra fotografica

Alle 11 del mattino Rondi ha accolto il presidente emerito della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro che ha dato il colpo di forbice davanti all'ingresso della mostra «C'era una volta il '48. La grande stagione del cinema italiano», nello Spazio Espositivo dell'Auditorium Parco della Musica.
«Noi c'eravamo già, tutti e due, in quel '48 - ha affermato con buona dose di umorismo Scalfaro - Detto così sembrerebbe che abbiamo appena sessant'anni, invece io ho superato i novanta, e l'amico Rondi ci si sta avvicinando con un temperamento sereno».
Nell'esposizione, a cura di Orio Caldiron, locandine, fotografie, oggetti mitici di quella stagione magica del cinema italiano che comprende Rossellini, De Sica, Visconti. Un'immagine di «Ladri di biciclette», uno dei 50 film che videro la luce quell'anno, sovrasta l'ingresso della mostra. All'interno trova spazio anche una simbolica bicicletta di quel periodo. E poi un ciclomotore d'epoca e una splendida Fiat Giardinetta, che illumina gli occhi del presidente Rondi: «È stata la mia prima automobile - svela - me la regalò mio padre».
«La pagina del cinema di allora - ha aggiunto Scalfaro - coincide con l'anno di svolta, in cui è cambiato il mondo con la caduta della dittatura fascista. L'anno in cui il popolo italiano si è fatto grandemente onore». Una mostra che introduce simbolicamente a questa edizione del Festival di Roma, che, senza campanilismi, si dichiara attento alla grande storia del cinema italiano.
Interessante anche l'altra mostra che ieri, una mezz'oretta più tardi, ha aperto i battenti al Museo Archeologico-Auditorium Parco della Musica: «Topolino, che attore!». In cento tavole di Giorgio Cavazzano, disegnatore storico del settimanale Topolino, il celebre personaggio dei fumetti, che in questi giorni compie 80 anni, veste i panni dei protagonisti di due film-culto della storia del cinema: «Casablanca» del 1942 e «La Strada» del '54. «Topolino è un personaggio straordinario, un vero attore - ha detto Cavazzano - che con molta semplicità e ironia può calarsi nei panni degli eroi di questi due film. Può essere duro e tenero, romantico e appassionato».

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