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«Se i politici non strillassero tanto il made in Italy ci guadagnerebbe»

Da uno a cento, per l'attuale direttore dei Musei Vaticani l'Italia non sta nemmeno a diciotto rispetto allo sfruttamento delle risorse ambientali e culturali che, come tutti dicono, potrebbero renderlo un paese di straordinaria ricchezza. L'associazione di imprese Civita tenta una sfida e riunisce i cavalieri del Lavoro (Guzzini, Di Paola e Biagiotti) con l'idea di sfruttare le loro competenze per rilanciare in patria il business tagliato sulla cultura che nel mondo ci vede vincenti dalla moda, ai mobili, alla pubblicazione in Cina dei Promessi Sposi. Il Made in Italy è un'industria planetaria che non conosce crisi, che, anzi, respira di nuovi e costanti successi. Quello che piace è l'eccellenza, la sintesi fra commercio e valori simbolici e persino la lingua se è vero che gli studenti nel mondo sono aumentati del 40 per cento. E qui? Qui è ancora tutto troppo difficile.
Soffice nel suo completo bianco, Laura Biagiotti racconta del suo viaggio in Cina quando il cugino dell'imperatore che la ricevette le regalò una tavoletta: gli occhi parlano più delle parole, la dedica. Dal suo castello profumato e dorato, la regina della moda parte per il mondo e diffonde l'essenza dei suoi profumi in ogni angolo della terra. A lei non manca il mercato. «Il volontariato è un privilegio, me lo concedo e ho aderito a un progetto nel quale credo. Vedremo se cultura e mercato possono viaggiare a braccetto anche in Italia. Il mondo ci ammira, ma vincere è una fatica. I giovani che vogliono entrare nel mondo magico della moda la percepiscono come l'evoluzione di un corso di sei mesi da figurinista. Non è così. Non si può mai smettere di studiare. Studiare e poi che cos'altro ci manca per importare quel che esportiamo con tanto successo?». Il tono s'abbassa, la critica è delicata ma tagliente. L'immagine del Made in Italy naufraga davanti a quel che ci precede, «un mondo politico troppo litigioso che non ha saputo apprendere toni e stile del modello britannico a cui pure si voleva ispirare». I mecenate: dall'Astaldi (che investe ovunque può sulla musica) a IGuzzini (che gioca con l'illuminazione come fosse arte) passando per Laura hanno capito in tempo quanto rende la cultura. Chissà se la crisi darà una mano a ricominciare da quel che abbiamo. In fondo si tratta di economia reale.

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