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Dina D'Isa d.disa@iltempo.it<br/> <br/> Conto alla rovescia ...

Roma sarà così trasformata in una passerella di divi che saranno scorrazzati in lussuose limousine dalle loro residenze (gli hotel De Russie, Hassler e St. Regis) all'Auditorium Parco della Musica.
Anche il pubblico sarà grande protagonista in questa terza edizione: saranno infatti gli spettatori ad assegnare il Marc'Aurelio d'oro al miglior film, votando le pellicole in concorso nell'ambito della Selezione Ufficiale. Ieri, il Capo Dipartimento Pari Opportunità della presidenza del Consiglio dei Ministri, Isabella Rauti, con il direttore del Festival Francesca Via e il presidente Unicef Claudio Leone hanno presentato l'iniziativa «Le storie del cinema per le Pari Opportunità»: i quattro film di un cofanetto Dvd, sui temi «complessi e caldi» delle pari opportunità, saranno selezionati da una giuria di tecnici tra i titoli del cartellone del Festival e distribuiti poi nelle scuole dei piccoli comuni e nelle case famiglia. Il Dipartimento per le Pari Opportunità avrà, inoltre, nel Villaggio del Cinema un suo stand «dinamico» con un tunnel sensoriale che, attraverso suoni, rumori, giochi di luci e ombre, punta a stimolare tutti i sensi. Sarà invece la sezione Alice nella Città ad assegnare il premio letterario Paolo Ungari/Unicef sul tema dei diritti dell'infanzia.
Volano, intanto, le indiscrezioni sul bacio saffico tra Caterina Murino e Mena Suvari (già lolita viziosa in «American Beauty») nel film «The Garden of Eden» di John Irvin, storia di un triangolo amoroso tratto dal romanzo di Hemingway. Ambientata nel '26, in Costa Azzurra, la pellicola racconta di uno scrittore in luna di miele con la moglie, che spinge il marito verso pericolosi giochi erotici. La Murino è una lesbica (di cui s'invaghisce la sposina), un ruolo con il quale la diva italiana ha peraltro cominciato la sua carriera in tv con «Le ragazze di Miss Italia» di Dino Risi. Forse per questo, la Murino assicura che per quel bacio non ha provato nessun imbarazzo, anche perché «per me baciare un uomo o una donna sullo schermo non fa differenza». Farà invece commuovere la ninna nanna disperata che Madre Coraggio canta alla figlia, appena morta, in una lunga notte di guerra. È la scena clou che ha convinto Meryl Streep a mettersi in gioco per interpretare la tragedia di Bertolt Brecht, in un allestimento andato in scena due anni fa nel teatro all'aperto di Central Park. A raccontarci ora al Festival quello straordinario spettacolo è il documentario «Theater of War» di John W. Walter, in programma nella sezione L'altro cinema - Extra.
«Quella ninna nanna - ha spiegato l'attrice - mi ha fatto pensare a tutte quelle immagini di madri che vediamo nei tg, chine sui propri figli morti nei conflitti, che gridano a Dio, agli uomini, al Papa, un enorme "perchè". Per me è la piece più contraria alla guerra che esista». La Madre Coraggio della Streep, infagottata in una giacca militare, è disperata, appassionata, cinica e pietrificata dal dolore.

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