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Quella voce. Nel cuore di Roma

Lui soggiornava all'Hotel de la Ville. Beh, non mi aveva mai visto eppure m'avvolse subito nella sua umanità, quella schietta, sanguigna, affettuosa umanità emiliana, puntellata di amici, affetti, odori e sapori. Io mi lasciai sommergere da lui. E siccome lo sponsor della serata era il Consorzio del Grana Padano, lui per mezz'ora s'accalorò a parlare della differenza tra il formaggio della sua "bassa" e il parmigiano reggiano, di quanto più dolce e saporoso e umido fosse quello rispetto all'altro. Un anno dopo lo incontrai per caso a Londra. E fu lui ad avvicinarsi al mio tavolo, e a salutarmi, con slancio. Stavo preparando la mostra "Il mondo di Snoopy". Il Maestro aderì subito al Comitato d'Onore».
Parla Alessandro Nicosia, il patron di Comunicare Organizzando, curatore, con Nicoletta Mantovani, la moglie giovane, della mostra «Pavarotti, l'uomo che emozionò il mondo» che si apre oggi al Vittoriano.
Lavoro facile e arduo. Facile perché il tenore «era un comunicatore per eccellenza, e anche per questo, oltre che per quella voce, è diventato personaggio capace di trascinarsi dietro il mondo». Ma lavoro difficile, perché «una rassegna su Pavarotti non poteva prescindere dal suo canto». Ostacolo aggirato con una mostra-concerto nella quale mentre il visitatore vede i costumi di scena, gli oggetti, le foto, i documenti, una sequenza di video governati dalle tecnologie rimanda i filmati delle opere liriche e, in schermi giganti (uno di sette metri) gli eventi, dai concerti dei tre tenori ai «Pavarotti & Friends», a Hyde Park.
Non solo il cantante lirico più famoso del mondo. Ma l'uomo, al Vittoriano. Nella sezione «Pavarotti by Pavarotti» c'è anche un filmato di venti minuti nel quale Big Luciano si racconta: il padre fornaio e i duetti insieme, la madre, Dio, la Juventus, New York, la politica, la Scala, gli hobbies. Ovvero, cucina, cavalli e pittura. Sì, Lucianone dipingeva, e sono esposte trenta sue tele. E poi le fissazioni, gli oggetti di culto, gli amuleti. Come quel chiodo, da mettere sempre sul palco, sennò non entrava in scena. O quel quadernetto a righe, dove annotava com'era andata in scena. «C'è una pagina che mi fa sorridere - ha ricordato la moglie - Luciano, raffreddato, scrive: «Turandot ok, catarrissimo». La corrispondenza sciorina affetti e progetti con i grandi del mondo, Clinton e Papa Wojtyla, Kofi Annan e Lady D...
E con Roma Big Luciano che rapporto aveva? S'è detto di quel concerto per il Mundial '90 al Teatro dell'Opera, che lo entusiasmò. E al Costanzi cantò per il centenario «Tosca» in forma di concerto, con l'orchestra sul palco. Della caput mundi diceva: «Questa città mi fa sempre l'impressione di una bella donna che t'innamora e t'incanta». Adesso è lui a incantare Roma.

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