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Nicosia: «E adesso Giotto»


In mostra lo rivela la sezione introduttiva, da lui curata in prima persona, intitolata «La Roma di Picasso. Un grande palcoscenico» ed accompagnata da un pregevole volume Skira cofirmato da Lea Mattarella.
Alessandro Nicosia, com'era la Roma di Picasso?
«Prima di tutto vi arriva in un momento difficile della propria vita: la sua compagna Eva è morta da poco, c'è la guerra e il cubismo è in crisi. Però si immerge con foga in un'intensa vita culturale e mondana. E conosce qui la ballerina Olga Kokhlova che presto diventerà sua moglie. Frequenta i caffè alla moda, diventa amico di Depero e Prampolini, prende in affitto uno studio in via Margutta».
E poi c'è un mistero da svelare: Picasso visita la Cappella Sistina e i Musei Vaticani già nel '17 o solo nel secondo soggiorno romano del '49?
«Sono convinto che vi sia stato già nel '17, come dimostrano le testimonianze di Prampolini e soprattutto del reporter Georges-Michel nel suo volumetto "Ballets Russes"».
I suoi progetti futuri per il Vittoriano?
«Fra breve inaugureremo una mostra-evento su Pavarotti e nel 2009 ci misureremo nientemeno che con Giotto e con il Dadaismo e Surrealismo».
Gab. Sim.

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