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«Ma quale politica La mia vita è la tv»

L'idea originale è fare il punto su personaggi, libri, notizie che hanno interessato i mass media nei 30 giorni precedenti.
Baudo, lei continua a credere nella tv generalista ?
«La tv generalista deve prendere coscienza del pericolo rappresentato dalla tv satellitare che non si pensava potesse ottenere il successo invece raggiunto, soprattutto nel settore sportivo. Basta però differenziare le proposte, tentare nuove formule di comunicazione ed elevare la qualità dell'offerta generalista, ma non di molto, altrimenti si rischia di non essere compresi».
Fiorello però ha detto che questa televisione è vecchia.
«Senza alcuna polemica, ritengo vecchia questa querelle sulla tv. Fiorello ha trovato una formula intelligente: essere sempre presente in video pur essendo assente. Sono sicuro che appena avrà una nuova idea tornerà in video».
Ma anche Raffaella Carrà è tornata in tv con Carramba, un programma vecchio.
«La Carrà mancava dal video da tempo e non se l'è sentita di affrontare formule nuove. Il pubblico l'ha ampiamente gratificata. L'ho vista in gran forma».
Vorrebbe realizzare un'intervista con il premier Silvio Berlusconi?
«È vero. Ma ci sono anche altri politici con cui mi piacerebbe parlare dal punto di vista personale ed a cuore aperto. Walter Veltroni e Francesco Rutelli, ad esempio. Ma soprattutto Fausto Bertinotti. Chiederei all'ex leader di Rifondazione Comunista come ha potuto perdere il controllo della situazione al punto da arrivare alla scomparsa della sinistra in Parlamento».
E adesso Sanremo. Nel 2009 ci sarà Paolo Bonolis. Rimpianti?
«Considero il festival una mia creatura. Sono profondamente affezionato alla manifestazione, mi auguro che vada bene e la seguirò con attenzione. Quest'anno per me la porta è chiusa, anzi socchiusa. Ma sicuramente tornerò. E chissà che nel 2010 non possa festeggiare proprio sul palcoscenico del teatro Ariston i miei 50 anni di carriera. Magari se non sarà possibile a Sanremo, celebrerò in qualche altro modo, ma sempre in tv».
Tra breve ci saranno le nuove nomine in Rai. Se le offrissero un incarico?
«Mai. Io amo il palcoscenico e se non faccio questo lavoro muoio. Una sola volta ho fatto, con successo il direttore artistico, ai tempi di Letizia Moratti presidente Rai. Esperienza gratificante, ma non sono un uomo da scrivania».
Un eventuale impegno in politica?
«La risposta è la stessa: mai. Tutti me lo hanno offerto. La politica mi affascina ma non mi attira».
Guardiamo alle prossime elezioni USA. Per chi tifa, Obama o McCain?
«Sono per Obama. Rappresenta l'unica chance di cambiamento non solo in America se si tiene conto di quanto di negativo sta accadendo nel mondo sul piano del razzismo. Confesso che mi piacerebbe molto che si potesse arrivare anche ad avere un Pontefice di colore».
Intanto gli Usa vivono una crisi economica di catastrofiche dimensioni. Ne risentiremo anche in Italia?
«Le banche italiane sono state più attente alla corsa al credito facilitato. Forse qualche risentimento ci sarà, ma non di proporzioni gravi».
C'è qualcosa che accomuna la politica Usa a quella italiana?
«La verità è che noi, ad eccezione del boom dei primi anni '60, siamo in perenne crisi. Gli americani sono abituati a sentirsi forti. Questa caduta li ha lasciati scoperti».
Intravede tra i giovani conduttori un suo possibile erede?
«Ritengo iettatorio ed inutile eleggere un erede professionale. E poi ho solo 72 anni, fin quando Mike Buongiorno è in tv, mi ritengo al sicuro!»

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