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Lidia Lombardi<br/> l.lombardi@iltempo.it <br/> Il pubblico ...

Delle notti bianche, pure. La sua idea di capitale. Non degli annunci trionfalistici ed effimeri. Ma dell'organizzazione. Che mette in moto, con una rete fitta di collegamenti, il circolo virtuoso della vivacità, dell'invenzione.
«Penso a una città non solo seduta sul suo grande passato. Penso a una metropoli di creativi», attacca. «Sono tra quanti hanno stilato il documento programmatico col sindaco Alemanno. Al primo punto misi "Roma città contemporanea". Argomento snobbato, salvo rare eccezioni, come nel caso di Gino Agnese, presidente della Quadriennale. E invece no. Questa città avrà tra poco a disposizione spazi dilatatissimi per il contemporaneo. Il Macro, che è già realtà anche se me l'hanno lasciato con 300 mila euro di debiti e che è da riorganizzare a partire dalla scelta del nuovo direttore; l'ampliamento del Maxxi che ha tempi allungati, ma che spero entro la fine dell'inverno 2009 sarà aperto. E poi il Mattatoio, il museo Bilotti, la Galleria Nazionale d'Arte Moderna, che va emulsionata, con sinergie tra Stato e Campidoglio. Stesso discorso per la Galleria Comunale di via Crispi. Un contenitore bellissimo, ma da ridisegnare insieme con l'attiguo spazio dell'Ama, ragionando su come svegliarlo, magari redistribuendo le collezioni. Insomma, il settore del contemporaneo va fatto entrare nel bilancio del Campidoglio per la Cultura. Ovviando alla scarsità dei fondi con la creazione di Fondazioni e con interventi di privati».
Segnali che il moderno e il contemporaneo mettono in vibrazione la città e i turisti ce ne sono stati. L'arrivo nella capitale, col suo grande spazio in via Crispi, del gigante dei galleristi, il californiano Larry Gagosian. I 32 mila biglietti venduti in 70 giorni per visitare la XV Quadriennale. L'autunno romano con Picasso al Vittoriano e Basquiat a Palazzo Ruspoli. E il «Roma Art Weekend», una notte bianca dell'arte che dal 10 al 12 ottobre terrà aperte fino a mezzanotte ottanta gallerie private, ma anche spazi pubblici. «Ecco un'iniziativa che somma quello in cui credo - prende l'occasione al volo Croppi - L'attenzione a chi fa arte ora. La scelta di un argomento giusto per una notte bianca».
Già, le notti bianche, con l'uragano di critiche per il niet dell'era Alemanno. «Non paga il calderone nel quale infilare tutto. A dicembre ci sarà una serie occasioni di ore piccole, legate al Natale. Culturali, di spettacolo. Ma non di shopping. Perché chi mai è andato a comprare un paio di calzini durante le night di veltroniana memoria? Invece ci sarà una notte dei regali. E allora sì, negozi aperti, ma solo negozi, appunto. Il 20 febbraio, nel centenario del Manifesto di Marinetti, notte futurista. Il 24 giugno, quella di San Giovanni, legata alle nostre tradizioni. E poi l'Art Weekend, ben pensato. Perché, e l'esperienza del Mattatoio e dei musei aperti la scorsa estate fino a tardi insegna, chi ama l'arte vive soprattutto di sera. Il 10-12 ottobre decine di siti, gallerie, spazi museali spalancheranno le porte in un vero e proprio circuito di idee e di immagini. Un saggio di come Roma possa diventare laboratorio permanente».
La visione si allarga. Alla Fiera del Contemporaneo (che dal 2 al 5 aprile 2009 avrà la sua seconda edizione), il Comune pensa di offrire tre spazi: Mercati Traianei, Palaexpò e Mattatoio. Ma l'«emulsione» riguarda anche le Accademie straniere, una trentina di «ponti», forti di sedi blasonate: da Villa Medici a Villa Massimo. «Il 9 ottobre le ho invitate tutte a un primo incontro - anticipa - Ci vuole un raccordo, uno scambio di input».
Ma insomma, Croppi pensa solo all'arte? E il cinema? L'apollineo assessore punzecchia: «Certo che ci penso. Per me non è una Festa, ma produzione e gestione delle sale. E la passata amministrazione non ha aiutato la promozione». E allora, che cosa funziona meglio nel sistema-cultura romano? «Le biblioteche. Per il resto, ho trovato disorganizzazione. Appena nominato chiesi a Borgna quale fosse l'investimento in cultura del Comune. "E chi lo sa?", rispose. Poi ha accennato: 120 milioni. La verità l'ho ricostruita io: 226 milioni». Meno i debiti.

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