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Maurizio Piccirilli m.piccirilli@iltempo.it Nata grazie a ...

«Fa parte della mia vita - dice con orgoglio Elisabetta Amadio - Un simbolo di coraggio e amore per gli altri. I carabinieri sono uomini fuori dal comune ma sempre uomini e proprio il gesto di D'Acquisto esalta ancor di più lo spirito dell'Arma».
Un legame forte quindi?

«Siamo molto legati alla figura di Salvo D'Acquisto - sottolinea Elisabetta Amadio - mio padre parlava sempre di lui. Aveva una foto di D'Acquisto sul comodino. Negli ultimi mesi della sua vita, durante la malattia, si rivolgeva sempre a quel brigadiere che gli aveva salvato la vita».
La voce si fa tremula, Elisabetta Amadio ripercorre i racconti del padre sul quel tragico mattino di settembre. «Papà, aveva appena 16 anni, stava andando a comprare l'uva. Era in bicicletta quando fu preso dai tedeschi e portato alla Torre di Palidoro - racconta Elisabetta - Gli misero una pala e gli fecero scavare una fossa insieme ad altri ostaggi. Salvo D'Acquisto era con loro. Erano vicini e lo sono stati fino alla fine. Mio padre è stato l'unico dei 22 ostaggi a vederlo morire. Ed è stato lui con il padre a portare via il corpo con un carretto».
Cosa vi diceva di quei momenti, dentro la fossa in attesa di essere fucilati?

«Tanta paura.papà e gli altri si aggrappavano a Salvo D'Acquisto. La sua divisa da carabiniere era l'unica speranza. "Brigadiere cosa ci faranno?" E lui scuoteva la testa, ci raccontava nostro padre. Fino a quando Salvo D'Acquisto buttò la pala nella fossa e si diresse verso il comandante tedesco e si accusò dell'attentato. A quel punto tutti gli ostaggi furono lasciti liberi. Ma mio padre fu trattenuto pensavano fosse un militare anche lui. Poi mostrò la sua tessera ferroviaria che dimostrava come fosse un operaio e fu lasciato libero. Non andò via però e rimase».
Così vostro padre assistette alla fucilazione di Salvo D'Acquisto?

«Non ce l'ha fatta a guardare. Ha chiuso gli occhi. I colpi di fucile e poi il corpo senza vita di Salvo D'Acquisto. È scappato via ed è tornato a casa dove tra le lacrime raccontò tutto al padre. Insieme tornarono alla torre di Palidoro e recuperarono il cadavere del brigadiere».
E oggi cosa vi lega ancora a quest'uomo?

«Intanto il ricordo e poi siamo molti uniti con la famiglia di Salvo. Il fratello Alessandro considerva mio padre un fratello maggiore. Papà è stato l'ultimo che ha visto Salvo vivo è quello che si è preso cura del suo corpo crivellato dai colpi. Un legame per la vita, suggellato dal martirio».

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