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I killer della porta accanto Omicidi per futili motivi

Sono in aumento, infatti, i delitti di prossimità, come dice il colonnello dei Ris Luciano Garofalo, le liti condominiali crescono del 40% a dimostrazione che la violenza è «inside».
Da Cogne a Garlasco passando per Perugia è evidente che l'orrore si annida nei rapporti intimi ma, come spiega Claudio Brachino, autore insieme alla moglie Barbara Benedettelli de «I delitti del condominio» (Cairo Publishing, 223 pag.), «l'11 settembre della nostra cronaca nera è stata la mattanza di Erba. Il garantismo ci dice che dobbiamo aspettare, ma mi pare che ci siano scarse possibilità che Olindo e Rosa non siano gli assassini. E proprio l'abisso tra i motivi, direi futili, e le modalità della strage, insieme all'immagine del piccolo Youssef, hanno provocato in me un tale sdegno che mi ha spinto a scrivere, io giornalista militante, mia moglie, autrice con grande capacità umanistica e psicologica».
Ne «I delitti del condominio» i due autori analizzano quindi i casi più atroci che hanno scosso l'opinione pubblica: la morte di Meredith Kercher a Perugia, di cui tre suoi amici si accusano a vicenda; quella di Concetta Barbagallo, assassinata per un piccolo prestito; la fine di Tamara Monti, una giovane donna pugnalata perché i suoi cani abbaiavano troppo; i delitti romani di Christa Wanninger e Simonetta Cesaroni per i quali ancora non c'è un colpevole; e altre storie in cui si è ucciso, come recita la fredda formula burocratica, «per futili motivi».
Particolarmente interessante è proprio il caso di via Poma, estremità semantica del concetto di condominio, luogo fisico e metafisico, assolato e silenzioso, vivace e colorato ma che nasconde la morte...insomma tutti gli ingredienti del giallo.
«Mi ha talmente appassionato che alla fine ho anche un po' romanzato, risposto a domande che tanti si sono fatte, ho dato anche delle pseudo soluzioni - spiega Barbara Benedettelli - Io non ho letto gli atti giudiziari, ma ho lavorato su tutto quello che ho trovato su giornali e internet e mi sono immedesimata in Simonetta ma anche nell'assassino, immaginando i possibili moventi a cominciare da quello erotico-sessuale. Una donna morta in un ufficio, dietro una porta chiusa a chiave, così come avvenne ad un'altra donna sempre in quel condominio, l'overkilling, cioè la morte data più volte, botta in testa e pugnalate mentre era in coma, le tracce di dna del fidanzato, meglio ex, sul reggiseno, i calzini bianchi puliti...Insomma un giallo avvincente che ti costringe a proseguire le indagini».
La realtà a volte supera l'immaginazione e chissà che la soluzione non sia la più scontata o che tra i personaggi implicati non sia il più marginale l'assassino...
Ma al di là della voglia investigativa cosa ha spinto la coppia di autori, coppia anche nella vita, ha riprorre questi delitti?
«Il libro è dedicato alle vittime, persone ammazzate ingiustamente e dimenticate, alle loro famiglie ancora straziate dal dolore - affermano Brachino e Benedettelli - ma è anche un appello alla giustizia che non c'è, una mancanza che fa soffrire ulteriormente. La pena deve essere certa come è certo il dolore che provoca la morte, perché non c'è indulto per chi ha perso una persona amata».

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