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Guida «politically correct» per comprendere l'Islam

Queste ed altre simili affermazioni ci vengono quotidianamente ammannite dai buonisti fautori del politicamente corretto attraverso i nostri giornali e i notiziari della sera, centrando l'obiettivo di rafforzare il senso di colpa e la "cultura del piagnisteo" che pervade vasti settori (popolari e intellettuali) dell'Occidente contemporaneo.
Peccato, però, che i fatti e la storia si incarichino costantemente di smentire opinioni del genere. Il neocon americano Robert Spencer è l'esempio vivente di tale falsificazione cui siamo ormai abitualmente sottoposti. L'autore di questa "Guida (politicamente scorretta) all'Islam e alle Crociate", pubblicata di recente dalle edizioni Lindau, è infatti costretto a vivere sotto protezione in una località segreta, perché gli estremisti islamici hanno più volte minacciato di eliminarlo. Unica sua "colpa": aver ricostruito e divulgato in questo libro, sulla base di una accurata documentazione storica, socioculturale e religiosa, le reali peculiarità del credo islamico, mettendole a confronto con i rispettivi attributi della religione cattolica. Il quadro che esce dal libro è chiarissimo e incontrovertibile, smonta tutti i miti accreditati in materia e ci parla di una storia assai diversa da quelle che spesso a scuola raccontano ai nostri ragazzi. Anzitutto Maometto è un profeta di guerra e il Corano è un libro dai molteplici tratti aggressivi. In secondo luogo l'Islam è una religione che si è storicamente diffusa facendo spesso uso della violenza, vessando le donne, le minoranze e gli oppositori di qualsiasi natura. Fatti che Spencer espone con rigore e coraggio, fino a demolire, occupandosi delle crociate, il capostipite dei luoghi comuni del politically correct.

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