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La "questione-fascismo" riesplode sempre stranamente ...


Il teorema è sempre lo stesso: la sinistra, moderata e non, in crisi di identità e di prospettive, si ricompatta (o pensa di ricompattarsi) gridando al pericolo fascista imminente (Alemanno, Fini e Berlusconi, ne sarebbero, infatti, le versioni moderne o aziendali), collegando ogni episodio di intolleranza, al ritorno al governo del centro-destra. Come fosse il frutto inevitabile di un pericoloso clima ideologico, insito nel dna del Pdl, in primis di An. E invece, l'ideologia la fa unicamente la sinistra, l'"ideologia della storia" al servizio della politica. Un giochetto elettorale che dura ormai da quarant'anni. Un giochetto che ha impedito la crescita civile, la modernizzazione, la pacificazione nazionale (voluta soprattutto dai presidenti Ciampi e Napolitano), condannando il nostro Paese all'eterna (virtuale) guerra tra tifoserie. Storia e ideologia della storia sono due cose opposte.
Gli studenti stanno tornando a scuola? Ebbene, bisognerebbe ripartire proprio dai libri di testo, su cui si sono formati tanti giovani: Il Camera-Fabietti e lo Spini, ad esempio, gridano vendetta. E il sano "revisionismo" ha a che fare non col negazionismo (una follia), ma con il giusto lavoro del ricercatore, che si muove su documenti e fonti e non su pregiudizi.
Un consiglio per arrivare prima, alla nuova Repubblica italiana, che poggi realmente su valori comuni e memoria condivisa: lo scontro, relativamente al nostro passato (Risorgimento, fascismo, monarchia-Repubblica), non deve essere tra il "bene e il male", ma tra la "democrazia e il totalitarismo". E il metro da usare dovrebbe essere "cosa salvo e cosa butto" del passato, aprendo un serio dibattito sulle responsabilità di tutti i filoni culturali circa il totalitarismo del Novecento. Nessuno escluso. Del fascismo ovviamente si butta il totalitarismo, il partito unico, il sindacato unico, la fine delle libertà, la guerra e le rivoltanti leggi razziali. Anche se va detto, che sull'argomento il duce fu in buona compagnia.
Scrivevano su riviste "razziali", personaggi come padre Agostino Gemelli, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Giorgio Bocca e compagnia cantando. Un piccolo esame di coscienza servirebbe a tutti. Nel 1921 il fascismo fu aiutato ad entrare in Parlamento dal "Blocco nazionale" dei liberali giolittiani e la fiducia al primo governo Mussolini (da 33 esponenti del Pnf a oltre 250 sì parlamentari) fu data dai popolari (il Ppi è stato il papà della Dc), dai riformisti, dai radicali. Un governo che vide la partecipazione, tra l'altro, di due ministri cattolici e quattro sottosegretari, tra cui un certo Gronchi che diventerà presidente della Repubblica antifascista.
E ancora: se il discrimine deve essere la lotta non tra il bene e il male, ma tra la democrazia e il totalitarismo, va riconosciuto (e da Veltroni a Violante, al capo dello Stato, devono ammetterlo, perché riguarda il loro percorso ideologico e politico) che ci fu una Resistenza democratica, antifascista, antinazista e anticomunista e una Resistenza non democratica. Cioè quella dei comunisti che si sono battuti per la libertà degli italiani, contro Mussolini, Hitler, Salò, non per un sistema liberale-occidentale, ma (magari in buona fede) per una dittatura: il modello-Mosca che avrebbe rivelato al mondo, successivamente, le sue atrocità. E nemmeno fu una Resistenza per l'indipendenza nazionale, visto che i gappisti cedettero interi lembi dell'Italia a Tito (ricordarsi di Porzus).
Ecco cosa destra e sinistra dovrebbero fare insieme: celebrare e valorizzare (a cominciare dai libri di testo) l'altra-Resistenza, quella dei militari, dei liberali, dei cattolici, dei monarchici, dei riformisti, azionisti, dei bianchi e indipendenti. Eroi, questi sì, come Giorgio Perlasca, Salvo D'Acquisto, e figure importanti come il generale Della Rovere, Edgardo Sogno... che fecero molto più per la nostra democrazia e libertà di tanti professionisti della Resistenza o antifascisti dell'ultima ora.
E infine un ultimo sommesso e modesto suggerimento al capo dello Stato Napolitano: oltre al patriottismo della Costituzione, c'è anche il patriottismo della nazione.

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