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Veltroni lascia il museo della Shoah e dimentica Lizzani

Il leader del Pd ha anche formalizzato la sua decisione con una lettera al comitato del museo: «Quel tentativo di esprimere un giudizio "doppio" sul fascismo, questa ambiguità non chiarita e anzi se possibile aggravata dalle successive dichiarazioni mi feriscono e mi fanno ritenere impossibile rimanere al mio posto nel comitato presieduto dal sindaco di Roma Alemanno». Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha auspicato che Veltroni «ci ripensi». Anche il Presidente della Comunità ebraica di Roma Roberto Pacifici ha auspicato che Veltroni rifletta: «Sarebbe anacronistico, quasi un'ironia della sorte, concludere questo lavoro senza la presenza di Walter Veltroni». Le dimissioni hanno colto di sorpresa in molti. Innanzitutto perché il padre di Walter, Vittorio Veltroni, è stato un giornalista dell'Eiar che passò alla storia dell'azienda anche per la celeberrima radiocronaca della visita di Adolf Hitler a Roma e aveva seguito Benito Mussolini in alcune visite che il duce aveva fatto in giro per l'Italia come è ben documentato nel libro di Diego Verdegiglio dal titolo «La tv di Mussolini» (Cooper Castelvecchi - 2003). Nicola Sinopoli (impiegato all'Eiar), ricorda: «Nel 1939 Vittorio Veltroni era un giovanissimo funzionario dell'Eiar ed era stato inviato al seguito del Duce, nel marzo del 1939 in Calabria, per le radiocronache della visita di Mussolini».
Veltroni è sempre stato molto tenero nei confronti di coloro che non hanno mai abiurato le loro discutibili posizioni assunte durante il ventennio. Nel caso di Carlo Lizzani, regista di «Hotel Meina», che nel gennaio del 2007 era stato nominato dal sindaco Veltroni ambasciatore di Roma nel mondo. Nel 1942 Lizzani aveva pubblicato una serie di articoli su «Roma Fascista» che appoggiavano il film «principe» della cinematografia nazista antisemita dal titolo «Suss l'ebreo». L'opera fu recensita su «Roma fascista» del 9 ottobre del 1941 dal futuro ambasciatore di Roma nel mondo Lizzani che trovò il film bellissimo e «ottimamente riuscito». In quel periodo Lizzani sosteneva la necessità di un intervento deciso della politica nel cinema «come un'arma di propaganda in mano allo Stato totalitario che deve esserlo sempre più» («Roma Fascista», 15 gennaio 1942). Nel 2005, nel corso di un dibattito su «Intellettuali italiani tra fascismo e postfascismo», Lizzani affermò che era ora di farla finita di utilizzare la parola «fascista» come sinonimo di assassino e criminale facendo notare come la dittatura non fu solo oppressione e reazione culturale.

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