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Pupi Avati

Il film, prodotto da Antonio Avati e dal 12 settembre distribuito da Medusa in 250 copie, racconta la seconda tragedia familiare proposta (dopo quella di Ozpetek) in questi giorni dai registi italiani.
La storia è ambientata nella prima metà del Novecento, in una Bologna retrò degli anni Trenta, dove Giovanna (Alba Rorwacher), la figlia bruttina e 17enne di Michele Casali (Silvio Orlando, per la prima volta diretto da Avati) uccide per gelosia la sua migliore amica (Valeria Bilello), provocando così il dolore perenne della madre della sua bella compagna di banco (Manuela Morabito). La ragazza viene rinchiusa nell'ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, dove rimarrà fino al '45, ormai 24enne, e il padre non mancherà di darle tutta la sua assistenza. Tra padre e figlia si consuma un legame particolare, morboso, dal quale viene esclusa la bella madre di Giovanna, Delia (Francesca Neri). "Il film non è autobiografico - ha spiegato ieri Avati - ma sono papà per tre volte, anche di una figlia di nome Giovanna, e so bene cosa ha provato il personaggio di Orlando, in cui c'è molto di me. Ma la pellicola è in parte ispirata a fatti di cronaca come quelli di Garlasco, Novi Ligure o Perugia: mi sono sempre chiesto cosa accadesse in quelle famiglie straziate quando i riflettori dei media si spengono e le porte delle loro case si chiudono. Questo ho cercato di ipotizzare nel film".
Al suo primo ruolo drammatico appare nella pellicola anche uno straordinario Ezio Greggio, nei panni di un agente di polizia con un passato da fascista violento, amico e vicino di casa della famiglia Casali, sposato con una donna costretta a vivere su una sedia a rotelle (Serena Grandi). Greggio ha detto di aver "tolto i soliti abiti del comico per mettermi in punta di piedi ad ascoltare quel maestro d'orchestra che è Pupi Avati e diventare il suo clarinetto. E visti i risultati tornerò sempre a lavorare nei suoi film". Il personaggio di Greggio "non è però lo stereotipo del fascista cattivo e spietato", ha spiegato l'autore bolognese, difendendosi così dalla accuse di aver realizzato un film nel quale il fascismo si vede in maniera edulcorata. Silvio Orlando è apparso felice di aver recitato "in un film in cui è assente quella volgarità che purtroppo piace tanto, è presente nel cinema di oggi, raffreddando così i sentimenti delle storie stesse".
Tra le altre pellicole in concorso, oltre a quella molto applaudita e apprezzata dalla critica del giapponese Hayao Miyazaki, è stata presentata "L'Autre" del francese Patrick Mario Bernard, tratta dal romanzo "L'occupazione" di Annie Ernaux. Mentre cresce l'attesa (oggi) per il terzo e penultimo film italiano in competizione, "La terra degli uomini rossi" di Marco Bechis, continuano ad aumentare i giudizi negativi della critica italiana e straniera sul film di Ozpetek, "Un giorno perfetto", definito troppo "prevedibile", a volte "ridicolo" e perfino tanto "simile ai melodrammi televisivi".
Ieri sera sono stati poi consegnati i Premi Diamanti al Cinema: alla serata di premiazione, presentata da Luca Calvani e Jane Alexander, hanno partecipato anche i vincitori, Roberto Faenza, Elio Germano, Alessandro Gassman, Violante Placido, Isabella Ragonese, Micaela Ramazzotti, Vittoria Puccini, Kasia Smutniak, Dante Ferretti, Milena Canonero e Natalie Portman che ha ritirato il Movie for Humanity Award.

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