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Il presente può essere infinito con qualche trucco e quel coraggio che ci fa paura

Da cui conviene imparare a difendersi. Consiglio di diluire. Son parole che circondano, talvolta assediano. Torriero gira nel suo mondo incontrandone altri e vasti. S'appassiona, s'incuriosisce. Subito si stanca e s'annoia se qualcuno tenta di dare una spiegazione che lascia subito e volentieri al piacere di chi desideri immergervisi. Gli cambia la voce. Cambia discorso. Gli piace d'esser capito ma non vuol essere compreso. Corre dietro ai suoi pensieri e spesso li sorpassa, fregandoli, sulla corsia di emergenza. Ricorda, si commuove. Ama, quasi mai perdona, soprattutto se stesso. E scrive poesie.
Un libro che è piaciuto al punto di vincere due premi in un mese (l'«Internazionale città di Ostia» e quello del Terminillo «Amici della montagna»). Con la stessa bomboniera di parole strazianti e dolcissime dedicate al padre. Un padre che c'è. Come gli amici, i nemici e le donne di cui narra. In un'esistenza perpetua inginocchiata al presente. La raccolta s'intitola «Il mare in un calice» (Pagine editore). Non v'aspettate d'essere illuminati o di navigare fra parole di profondità ricercate per essere mitigate. Qui tutto è forte. Violento. Come s'addice a chi ha voluto scrivere l'elogio dell'infinito presente, che poi è l'ingombrante sottotitolo del libro.
«Il crepuscolo delle compagnie ritrova un amico che è andato troppo avanti e poi non c'è niente da fare: tutto riparte è così da sempre, goccia a goccia è l'amore che se ne va quando corriamo con le nostre macchine nelle autostrade notturne popolate da luci a intermittenza ossia i nostri incubi e sogni, rimorsi e speranze con la musica a tutto volume. Andiamo via e vorremmo restare, ci arrabbiamo e vorremmo abbracciarci, diamo cazzotti e vorremmo dare baci, stringerci, discettiamo di idiozie tecniche e vorremmo domandare a nostro padre, a nostra madre, a nostro fratello, alla nostra donna, al nostro Amico con la a maiuscola se sono felici e cosa possiamo fare per renderli più felici».
Il brano non fa parte della stessa lirica, L'ho costruito mischiando alcune poesie con altre. L'esperimento regge per tutto il libro. Le parole si sostengono fra loro indipendentemente da dove l'autore le colloca. Hanno vita propria. Manifesta poesia riuscita. Che partorisce mille altri quadri ognuno libero d'essere incorniciato a piacere, per uscire dalla determinazione e dalla rabbia di Torriero o rifugiarsi nella sua dolcezza di carezze, dolci ed emozioni. In una sincronia d'espressione che non cala mai di ritmo eppure trova il modo di adagiarsi per lasciare lo spazio a vicende terrenissime che si specchiano in ragionamenti altissimi, eruditi, distanti, perduti e riacciuffati. Dalla vita alla morte. E (per fortuna) ritorno. Presente assoluto.

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