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Un inizio splendido, intelligente, divertente. La 65ª ...

Due amici di vecchia data, portoghesi, si incontrano in Brasile, a San Paolo. Si fanno molte feste, interrotte, però, ad ogni momento, dai reciproci cellulari. Banalità sottolineate, sia nei saluti festosi, sia nelle risposte (veloci) ai cellulari. Con la beffa di inserire, tra le pieghe di questi saluti, delle considerazioni, in apparenza gravi, sui vari metodi per salvare il mondo di oggi che, vedi caso, i due amici considerano avviato alla rovina.
Un gioco molto fine. Con il tocco di un maestro. Impossibile pensare che de Oliveira si smentisca.
Dopo la sua ironia, l'umorismo di due fra i più noti autori di Hollywood, i fratelli Coen, Joel e Ethan, che prima firmavano l'uno la sceneggiatura l'altro la regia, adesso, forse pensando ai nostri fratelli Taviani, si prendono insieme tutta la responsabilità del film con cui si sono affacciati per primi a questa Mostra. Il titolo è «Burn after Reading», fra gli interpreti ci sono addirittura George Clooney, Brad Pitt, Tilda Swinton e John Malkovic, oltre a una fitta schiera di comprimari gustosi.
Le storie sembrano all'inizio svolgersi in parallelo. Di qua un agente della CIA (John Malkovic) che viene licenziato su due piedi perché dedito all'alcol. Di là un funzionario federale (George Clooney), amante segreto della moglie del primo (Tilda Swinton). Ma c'è anche l'allenatore in una palestra (Brad Pitt) molto amico di una collega (Frances Mc Dormand) in cui unico pensiero è far soldi per sottoporsi a vari interventi di chirurgia plastica. Da questa situazione il resto, che porta le varie storie ad incontrarsi e che se anche in qualcuna ci scapperanno dei morti, non solo non sono mai tragiche ma, al contrario, ad ogni svolta pretendono le risa più festose. Per le situazioni che si susseguono, tutte all'insegna della commedia degli equivoci, ma anche per i modi, le caricature furbe, le segrete irrisioni con cui sono disegnati quasi tutti i personaggi: con un gusto, un'astuzia, una tale costante presa in giro che, appunto, si finisce per ridere (e non soltanto per sorridere) anche quando partono colpi di pistola, scorre il sangue e ci si ritrovano tra i piedi dei cadaveri.
Inutile lodare i grandi interpreti al centro. Tutti fanno a gara, con successo, per battersi in comicità esilarante (sempre sottile, però, quasi di testa).

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