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Parigi: tutto esaurito per «Gomorra»


«Se n'è talmente parlato a Cannes, che mi ero promesso di andare a vederlo appena fosse uscito», racconta Hugues, 35 anni e impiegato nell'audiovisivo. Gli fa eco Magali, dottoranda in storia dell'arte: «Le scene sono implacabali, e il film non può sganciarsi dai personaggi e quindi far riflettere. Il deserto culturale in cui vive quella gente è comunque ben documentato».
Gli spettatori non si aspettavano tanto realismo, e l'assenza di romanzesco li ha lasciati disorientati. «Non c'è da preoccuparsi», assicura Jean Labadie, grande ammiratore di Francesco Rosi e dei fratelli Taviani e che finora ha portato in Francia tutti i film di Nanni Moretti e Marco Bellocchio, oltre a «La vita è bella» di Benigni. «Gomorra interesserà sia un pubblico popolare, perché si è parlato tanto dei rifiuti di Napoli, che un altro più cinefilo, perchè il neorealismo italiano ha sempre affascinato i francesi.

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