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Natalia Poggi n.poggi@iltempo.it Anche se siamo tutti corsi ...

È «Il profumo di Adamo» (Bompiani ed.) di Jean-Christophe Rufin. Ma prima di raccontare, a sommi capi naturalmente, l'avvicente trama che a detta de Le Figaro «vive dell'immaginazione di Le Carrè e delle idee di Tocqueville» è d'uopo tracciare le linee generali e l'ossatura di questo nuovo genere spy-story a carattere ecologico.
Un filone inaugurato dall'uscita del monumentale «Stato di paura» di Michael Crichton all'incirca tre anni fa. C'è prima di tutto uno scenario inquietante dove invisibili e pericolosi terroristi internazionali tramano azioni eclatanti (e di massa) per smuovere la comunità internazionale su problematiche ambientali. Insomma esponenti di associazioni ecologiste, che sono tradizionalmente pacifiste, trasformati in guerriglieri spietati e senza scrupoli pronti a sacrificare vite umane per far «virare» in senso ambientalista la politica e l'economia mondiale. Nel romanzone di Crichton gli eco-terroristi arrivavano a manipolare e controllare gli elementi della natura nel tentativo di scatenare tornadi, tsunami, piogge apocalittiche ecc. Uno scenario infernale, fatto ad arte, proprio in occasione di un'importante conferenza internazionale sul clima al fine di convincere l'opinione pubblica che il surriscaldamento globale sta uccidendo il mondo. Nel libro dello scrittore francese Rufin la minaccia arriva da una pseudo-associazione animalista che, durante un blitz in un laboratorio biochimico polacco fatto per liberare le cavie, s'impossessa di una fiala che contiene il super-vibrione del colera che si stava coltivando in laboratorio. Perchè il vero obiettivo degli eco-killer è scatenare una guerra batteriologica che metta al tappeto mezzo mondo. Per contrastare il nemico Rufin mette in campo un ex agente FBI del genere antieroe costretto a rimettersi i panni dello 007. Crichton affida la salvezza del mondo a un quartetto eterogeneo che si fa scarrozzare, su un jet privato, da una parte all'altra del globo a caccia dei terroristi. Un altro elemento comune, infatti, è il convulso e frenetico cambio di location. Paul Matisse, il protagonista de «Il profumo di Adamo» sale su aerei, treni, autobus per spostarsi da un continente all'altro. Chi è abituato al classico giallo col delitto che si consuma in appartamento e l'omicida che abita nella porta accanto, fa fatica a concentrarsi. Lo spazio si dilata e il mondo si fa piccolo, piccolo.
A questo punto gli ingredienti principali ci stanno tutti: basta aggiungere, nelle giuste dosi, suspence, investigazioni, colpi di scena e, qualche dotta spiegazione scientifica per completare l'opera. L'opera di Rufin ha un difetto: stenta a decollare. Insomma il fustigatore degli ecologisti carbura lentamente. L'autore indugia troppo su certi suoi aspetti privati e psicologici. Superfluo! Neanche fosse l'assurdo detective Hèctor Belascoran di Città del Messico, lui sì antieroe nelle visionarie saghe di Paco Ignacio Taibo II.

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