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La legione dimenticata che combattè per Mussolini

Basta, dissero, con l'abuso polemico del termine "fascista" per definire ogni fenomeno estremista, violento, animato da un'ideologia illiberale e totalitaria o per liquidare chi la pensa diversamente da noi, "fascista" o "antifascista" che sia. Poi, però, anche George Bush, "crociato" yankee in lotta contro il fondamentalismo, le mitologie radicali-regressive all'ombra della mezza luna e i furori antisionisti con incorporata vocazione "atomica" del leader iraniano Ahmadinejead, tuonò: "Siamo in guerra contro il fascismo islamico". E allora? L'espressione ha una ragion d'essere, è fondata su delle motivazioni?
Beh, come al solito, se si vogliono evitare le approssimazioni, bisogna ricorrere ai documenti e ai buoni argomenti, uscendo dagli umori polemici contingenti e misurandosi con la ricerca storica seria. Come quella che conduce da anni Stefano Fabei, ora in libreria con un nuovo saggio «La "Legione Straniera" di Mussolini» ( Mursia, pp.370, euro 22).
Intendiamoci, in questo libro non si parla soltanto di Fascismo e di Islam, ma in dieci capitoli ricchi di date, dati, nomi e riflessioni, si affronta, per l'appunto, il tema della ampia e variegata "legione straniera mussoliniana". E cioè le vicende di quei volontari stranieri che, inquadrati nelle Forze Armate Italiane durante la Seconda Guerra Mondiale, combatterono per la causa di Mussolini e dell'Asse. Certo, c'erano arabi e indiani impegnati nella lotta di liberazione dei loro Paesi e quindi fieramente avversi all'imperialismo britannico; ma c'erano anche serbi ortodossi schierati a fianco del Regio Esercito per difendersi dai croati cattolici dopo lo smembramento della Jugoslavia; e cosacchi, croati, sloveni che si battevano contro il comunismo; e dalmati e maltesi che, sotto le insegne fasciste, testimoniavano la loro vocazione patriottica, "irredenta", "neo-risorgimentale".
Dunque, il materiale raccolto da Fabei riguarda tante realtà diverse e un complesso di motivazioni a volte anche contrastanti tra loro (si pensi a serbi e croati, uniti nella lotta contro il comunismo, ma divisi da odi secolari): ma è indubbio che i capitoli dedicati ai rapporti tra Mussolini e l'Islam non solo sono quelli di più stretta attualità, ma concludono un percorso iniziato dallo storico nel 2002 con "Il fascio, la svastica e la mezzaluna", e poi proseguito con "Una vita per la Palestina. Storia del Gran Mufti di Gerusalemme"(2003) e "Mussolini e la resistenza palestinese" (2005), tutti editi da Mursia.
Questo è, in sintesi, il quadro che viene fuori dalla ricerca dello studioso perugino (un lavoro fatto di dati e riscontri obbiettivi, inteso dunque a ricostruire "sine ira et studio" i rapporti tra Fascismo e Islam; ma è inevitabile che esso ci fornisca anche qualche strumento per capire la complessa trama ideologica dell'Islam radicale, oggi indubbiamente "trasversale" all'estremismo di destra e di sinistra): negli anni tra le due guerre molti esponenti dei movimenti di liberazione nazionale nordafricani, mediorientali, indiani (e si trattò di capi carismatici come Hâjj 'Âlî al Husaynî, Gran Muftì di Gerusalemme, l'iracheno Rahid Alì al- Kaylani, il tunisino Habib Bourghiba, gli egiziani Abdel Nasser e Anwar Sadat, il siriano Michel Aflaq, fondatore del Partito "Baath" e, tra gli indiani, Chandra Bose, indù, e Muhammad Iqbâl Shedai, musulmano), simpatizzarono per la causa fascista e per Mussolini. E il Duce dell'"Italia proletaria", rivoluzionaria, antidemocratica e antioccidentale, nonché "spada dell'Islam" antibritannica e antisionista (ma anche vecchio "socialista", memore di fervide battaglie anticolonialiste condotte in gioventù), contraccambiò. Ovviamente non solo con attestati di stima e visite di cortesia, ma con aiuti finanziari e militari (tanto per dirne una, tra il '36 e il '38, l'Italia versò al Gran Muftì 138.000 sterline, più o meno l'equivalente di dieci milioni di euro). E se migliaia di volontari, fieri militanti della causa araba, furono inquadrati nella Wermacht e nelle Waffen SS, anche l'Italia, pur se non nella stessa misura dell'Alleata, ebbe una sua Legione Straniera-Corpo di Liberazione. Perché, paradossalmente quanto si vuole, era anche questo. Ma, del resto, non è "paradossale" la Storia?

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