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Ha trascorso le sue ultime ore in famiglia il premio Nobel ...


Anche nell'ultimo giorno di vita lo scrittore era impegnato nella revisione dell'edizione della opera omnia che uscirà nel 2010. «All'improvviso si è lamentato che stava molto male», ha detto il figlio di Solzhenitsyn, spiegando che il medico chiamato d'urgenza non ha potuto fare altro che constatarne l'avvenuto decesso, per crisi cardiaca.
«Con mia madre ho ascoltato le ultime volontà di mio padre», ha detto, con riferimento al desiderio dello scrittore che le sue opere restino alla famiglia. «Ha lavorato come ogni altro giorno - ha raccontato ancora il figlio dello scrittore - Poi, alla sera, la morte è arrivata improvvisamente... Sono addolorato, ma ringrazio anche tutti quelli che ricorderanno questo momento, che ricorderanno Solzhenitsyn».la moglie Natalya ha detto commossa: «Voleva morire in estate ed è morto in estate. Voleva morire a casa sua ed è morto a casa sua. In generale devo dire che Alexander Isayevich ha vissuto una vita difficile ma felice».
Solzhenitsyn esordì nel 1962 con "Una giornata di Ivan Denisovic". Da questa a "Ego", passando per "Divisione cancro", "Arcipelago Gulag" e "Il primo cerchio": tutte le più importanti opere di Solzhenitsyn sono state tradotte e pubblicate in Italia, principalmente per i tipi di Einaudi e Mondadori. E fu proprio la casa editrice milanese la prima a pubblicare "Arcipelago Gulag", la trilogia uscita in Italia tra il 1974 e il 1978. Solo in quegli anni furono 500.000 le copie vendute del capolavoro dello scrittore-dissidente russo. Un successo grandissimo per gli anni Settanta e durato nel tempo.
Il premier russo Vladimir Putin ha commentato la morte dello scrittore: «Una grande perdita per tutta la Russia». Putin ha ricordato l'autore come una persona «forte, coraggiosa, con un'enorme dignità. Siamo orgogliosi che Alexander Solgenitsyn sia stato nostro compatriota e contemporano». L'ultimo presidente sovietico, Mikhail Gorbaciov, ha detto che il premio Nobel per la Letteratura ha lottato non solo per far uscire il suo Paese «dal totalitarismo», ma anche per un «futuro degno» della Russia «perchè diventasse un paese realmente libero e democratico».

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