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Marino Collacciani m.collacciani@iltempo.it «Stop ai ...

Per condensare concetti chiari e antidoti efficaci, il sacerdote anti-droga più «televisivo» d'Italia ha già dato una traccia, una chiave di lettura della propria analisi attraverso il sottotitolo del volumetto: «La violenza giovanile e le responsabilità dei genitori». E don Mazzi, al paragrafo «Antefatto», va già a cercare una similitudine calzante, quella dei «Babbi Geppetti», per semplificare, ampliandola, la portata del suo approccio iniziale al problema.
«Ricorro al paragone con il gioco del nascondino - afferma - perché questo strano oggetto chiamato "padre" lo cerchiamo quando è ora di giocare, di chiedere i soldi per la pizza, di piagnucolare per le promesse non mantenute, ma quasi mai lo cerchiamo perché faccia il suo dovere. E visto che il primo a nascondersi è proprio lui, andiamno a snidarlo».
Don Mazzi, ma perché scomodare Geppetto? «Nei libri che ho scritto ho riesumato spesse volte il povero Geppetto perché, per il momento, la tristezza del padre che si perde ci aiuta e ci permette di riflettere seriamente sui disastri provocati da papà che si nascondono, si mimetizzano. Essendo, però, ottimista, prima della fine, o nella pancia della balena o in macchina sulla tangenziale o davanti a una birra o a una candela accesa, spero di scovarlo quel padre e di farvelo incontrare».
«Stop ai bulli» sarà presentato domani sera a Villa Arbusto di Lacco Ameno sulla splendida isola di Ischia dove l'ex sindaco Domenico de Siano anima da qualche anno salotti culturali di rilievo presso La Reginella, curati da Enzo D'Elia, con le ultime produzioni della Mondadori e con quei temi che tengono banco nell'attualità sociale.
Come per l'appunto il bullismo giovanile che si annida nelle strade, nei luoghi di ritrovo, ma anche nelle aule scolastiche: un fenomeno in crescita dagli inquietanti risvolti morali e sociali. Prepotenze, furti, molestie, video realizzati in classe, stupri filmati sui telefonini sono diventati una moda pericolosa, una tendenza incontrastata se non lungo il filo della retorica fine a se stessa. E anche la politica della nota scolastica o della bonaria pacca sulle spalle non può funzionare per drenare la carica di violenza che serpeggia tra i nostri giovani, spesso alimentata dall'abuso di alcol e, peggio ancora, dal consumo di droghe.
Le parole non sono mancate per descrivere i contorni del bullismo e anche i titoli dei giornali o dei servizi televisivi hanno connotato il problema come un'emergenza. Ma non basta. Dunque, bisogna ricorrere a una sana e costruttiva autocritica: «I padri moderni - scrive don Mazzi - sono in grave ritardo rispetto all'esercizio dell'autorevolezza e all'apertura di prospettive che i figli si aspettano da loro: è sicuramente difficile calibrare le relazioni all'interno delle famiglie, ma certi errori non possono essere giustificati in nessun senso».

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