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Quando l'Olimpo sorride

Quando l'Olimpo sorride

Dorando Petri

Naturalmente la storia delle Olimpiadi ci ha consegnato molti altri eroi che sono diventati celebri attraverso le loro vittorie piuttosto che per le loro drammatiche sconfitte.
Ad esempio il grande protagonista delle Olimpiadi di Stoccolma del 1912 è stato il pellerossa americano Jim Thorpe, che alcuni non esitano a definire come il più grande atleta che sia mai esistito. Vincitore sia del penthatlon che del decathlon Thorpe fornì delle prestazioni che gli avrebbero garantito una medaglia d'argento alle Olimpiadi di Londra del 1948, 36 anni dopo. Comunque a garantire un'aureola di gloria a Thorpe ci ha pensato Avery Brundage che prima di diventare presidente del CIO aveva partecipato come atleta alle Olimpiadi di Stoccolma classificandosi al sesto posto nel pentathlon, la stessa gara vinta da Thorpe.


Ebbene è stato proprio Brundage che in un malinteso ed esagerato tentativo di difendere il principio del dilettantismo olimpico si è fatto promotore di una protesta che ha portato alla squalifica di Thorpe, obbligato a restituire le sue due medaglie d'oro. Il peccato di Throrpe era stato quello di aver giocato da professionista nel campionato di football americano per un compenso di 25 dollari a partita. Soltanto 29 anni dopo la sua morte, avvenuta il 28 marzo 1953, Thorpe è stato riabilitato e le sue medaglie sono state riconsegnate a sua figlia.
L'eroe dei Giochi di Parigi del 1924 è stato certamente Johnny Weissmuller che prima di diventare celebre e ricco interpretando il ruolo di Tarzan in 12 film vinse due medaglie d'oro nei 100 e nei 400 stile libero, contribuendo anche al terzo posto della squadra americana nel torneo di pallanuoto.


Senza bisogno della popolarità cinematografica un grande personaggio di quella Olimpiade fu il finlandese Paavo Nurmi che conquistò ben cinque medaglie d'oro da aggiungere alle tre che aveva conquistato nel 1920 ad Anversa. Una delle più grandi singole imprese fu compiuta da Nurmi il 10 luglio 1924 quando il campione 55 minuti dopo aver vinto i 1500 metri è tornato in pista per vincere i 5000 ! L'eroe delle Olimpiadi di Berlino del 1936 è stato certamente Jesse Owens, il nero americano che vinse ben quattro medaglie d'oro nei 100, nei 200 nel salto in lungo e nella staffetta 4 x 100.

La leggenda (ma solo la leggenda) racconta che Hitler abbia abbandonato la tribuna per non assistere ad una delle vittorie di Owens. Più certo è invece l'episodio che racconta come il tedesco Luz Long, che si classificò al secondo posto, abbia consigliato a Owens, che aveva commesso due «nulli» nei primi due salti di qualificazione , di modificare la sua rincorsa per evitare la squalifica.


In un libro uscito molti anni dopo negli Stati Uniti e dedicato alla vita di Owens (The Man who outrun Hitler, l'uomo che ha corso più veloce di Hitler) si racconta come nel 1942, in piena guerra mondiale, pochi giorni prima di morire sul fronte africano Lutz abbia inviato una cartolina al suo vecchio rivale. Simile all'impresa di Owens fu quella stabilita a Londra nel 1948 dall'olandese Fanny Blankers Koen, anche lei vincitrice di quattro medaglie d'oro (100, 200, 80 ostacoli e 4x100). La «mamma volante», come fu battezzata, aveva detenuto il record mondiale in sei diverse specialità ma il regolamento le consentì la partecipazione a sole quattro gare.


Nel 1952 ad Helsinki è stato il cecoslovacco Emil Zatopek a stupire il mondo vincendo i 5 mila, i 10 mila e la maratona, un'impresa mai più uguagliata. A Melbourne nel 1956 l'ungherese Laszlo Papp è divenuto il primo pugile capace di conquistare tre medaglie d'oro in tre consecutive edizioni dei Giochi. Ci sarebbe riuscito tra il 1972 ed il 1980 il cubano Teofilo Stevenson, imponendosi nei pesi massimi. Mentre Papp riuscì, alla fine della propria carriera, ad ottenere dal proprio governo l'autorizzazione a passare professionista, Stevenson non lo ha mai voluto fare, rinunciando anche a clamorose offerte economiche.


La velocista americana Wilma Rudolph ed il maratoneta etiope Abele Bikila furono gli eroi di Roma 1960: assieme a tale Cassius Clay (non ancora Mohammad Alì) che poi scrisse diverse pagine importanti della boxe mondiale. Bikila corse la maratona scalzo ma quattro anni dopo, quando ha vinto a Tokyo, indossava appropriate calzature. Nel 1964 la ginnasta ucraina Larisa Latynina ha portato a 18 (9 d'oro) le medaglia olimpiche da lei conquistate in carriera mentre nel 1972 a Monaco il nuotatore americano Mark Spitz conquistò ben sette medaglia d'oro da aggiungere alle due che aveva già vinto a Città del Messico quattro anni prima.


Le Olimpiadi di Mosca del 1980, per quanto dimezzate dal massiccio boicottaggio degli Stati Uniti e di molti altri paesi, hanno trovato un grande motivo di interesse nel duello tra i due mezzofondisti inglesi, Steve Ovett e Sebastian Coe. Favoriti (Ovett nei 1550 e Coe negli 800) hanno vinto entrambi la medaglia d'oro ma nella specialità del rivale. A Los Angeles nel 1984 Carl Lewis ha uguagliato l'impresa compiuta nel 1936 a Berlino vincendo la medaglia d'oro nelle stesse quattro gare. Nel 1988 a Seoul l'eroe al negativo è stato Ben Johnson che ha battuto Carl Lewis nella finale dei 100 metri ma è stato squalificato due giorni dopo per doping. 
I grandi protagonisti prodotti dalle più recenti edizioni dei Giochi hanno bisogno ancora di un po' di tempo per entrare nella leggenda, quella che straforma i campioni in eroi.
 

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