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L'Italia «Senza più sinistra» è di Bossi e Berlusconi

Due gli autori: uno presidente dell'Ispo e fra i più famosi sondaggisti italiani; l'altro docente di Metodologia della ricerca sociale e Analisi dei sondaggi. Il risultato è il libro «Senza più Sinistra. L'Italia di Bossi e Berlusconi» per le edizioni de Il Sole 24 Ore di Renato Mannheimer e Paolo Natale.
Quale immagine disegnate del Belpaese?
«Viene fuori un'Italia caratterizzata da una grande semplificazione del quadro politico», spiega Mannheimer.
Una semplice riduzione di partiti?
«Qualcosa di più. Una diminuzione del numero dei partiti che però ha sacrificato la Sinistra radicale e poi provocato una radicalizzazione in entrambi i poli con la vittoria a sinistra di Di Pietro e a destra della Lega».
Secondo lei erano proprio gli italiani ad avere questa esigenza?
«Guardi, il libro fa analisi più che valutazioni, però possiamo sicuramente dire che questa esigenza era sentita e si è raggiunta grazie alla volontà degli italiani anche se, originariamente, questa è stata la volontà dei leader. Infatti, sia Veltroni sia Berlusconi, con lo slogan "voto utile" hanno favorito questa evoluzione».
O una rivoluzione?
«Direi anche un colpo di fortuna considerato il sistema elettorale».
Ad uscirne però maggiormente penalizzata è stata la Sinistra?
«Il danno maggiore lo ha avuto la Sinistra radicale - precisa Mannheimer - e la trasformazione della Sinistra che è rimasta è l'elemento di maggior spicco che ne deriva».
E che l'Italia è «Senza più Sinistra» lo dimostra il voto delle ultime elezioni che ha visto il Paese andare decisamente verso Destra, grazie proprio all'assenza, o anche alla presenza, di una Sinistra inconsistente, poco propositiva, e decisamente incapace di mettersi sulla stessa linea d'onda della gente, per captarne i bisogni ma anche le speranze.
I risultati delle elezioni che vengono sviscerati nel libro riflettono le caratteristiche degli italiani, le paure e i desideri: paura dell'immigrato, bisogno di essere difesi, richiesta di sicurezza personale, incapacità di affrontare un futuro competitivo, mancanza di progetti innovativi. Motivi che, secondo l'analisi del risultato elettorale, hanno portato al successo la Lega in un Paese sempre meno pronto alla sfida internazionale che quasi si richiude su se stesso.
«La cultura del "cittadino individualista" si va man mano estendendo, inglobando anche il momento del voto, avvicinandosi a quella del "cittadino elettore individualista"», scrivono Mannheimer e Natale. Gli italiani sembrano ormai sfuggire ad ogni classificazione, ad ogni appartenenza che non sia familiare o «familistica». Al massimo, etnica.
Ecco la vittoria del Carroccio, sempre meno «indipendentista» e sempre più difensore della piccola comunità.
Luca Ricolfi, tra i docenti universitari di scienze politiche, sociologia, storia contemporanea, negli atenei di Milano, Trieste, Bologna Pavia, Torino, Londra, che apportano al libro una serie di spunti politologici e sociologici più o meno controcorrente, dice chiaramente a una sinistra «post-berlingueriana quasi salottiera» che per vincere avrebbe bisogno di una «rivoluzione antisnob». Perché quella di Veltroni, sostiene Ricolfi, è stata una «disfatta invisibile». La missione fallita di Veltroni e del Pd è stata nell'incapacità di mantenere il proprio elettorato storico e di «attirarne» altro da altri partiti.
Secondo Mannheimer e Natale, inoltre, la «fu» Sinistra Arcobaleno, ormai fuori dal Parlamento, potrebbe tornarci se solo trovasse una leadership meno estranea al suo potenziale elettorato.
Insomma, sondaggi, tabelle, saggi e numeri sembrano confermare che «Senza più Sinistra» l'italiano e l'Italia che viene fuori è quella sempre più simboleggiata dal suo attuale capo del governo, Silvio Berlusconi.

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