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Tom Waits, genio e poesia

Per il numero uno dei cantautori di culto, pubblico delle grandi occasioni. Nessun'altra data in Italia, per il "Glitter and doom tour". Un'ovazione scatta quando da una porta laterale appare Roberto Benigni: l'attore e regista non poteva mancare al concerto del vecchio e fraterno amico dai tempi del film "Daunbailò".
Sul palco scenografia semplicissima, solo una "composizione" di vecchie trombe e megafoni appese. Borsalino in testa, Waits è uno spettacolo solo a vederlo, con quella grazia sgangherata, i gesti da istrione, l'innata vocazione del cabarettista. La voce sempre più roca e ispida suggerisce impasti di nicotina e drink. Canzoni che trasudano tenerezza, o aspre e scorticate di ogni apparente armonia. Il suono scuro e visionario. Il "rain dog" è tornato, inquietante agitatore di emozioni. Quanto alla scaletta, Tom può scegliere in un repertorio sconfinato di capolavori: le sue canzoni sono tra le più belle degli ultimi trent'anni, tanto che gli omaggi di altri artisti sono innumerevoli. L'ultima è stata Scarlett Johannson, la diva di Hollywood. Alla fine, restano in mente bozzetti straordinari come "November", "Hold on", "Innocent when you dream", "Way down in the hole", "Falling down", "Hang down your head". Sul palco ci sono anche i suoi due figli, Casey, suo percussionista di fiducia, ed il più giovane Sullivan, clarinettista. Tom ha inglobato nel suo microcosmo musicale tutta la famiglia: la moglie, Kathleen Brennan, partecipa alla scrittura delle canzoni. Due ore di concerto, ovazione finale e arrivederci a chissà quando.

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