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Dina D'Isa d.disa@iltempo.it<br/> <br/> Ha ricevuto le chiavi ...

Come regista, Lord ha ricevuto due nomination all'Academy Award e ha collaborato con Nick Park nella regia del lungometraggio "Galline in fuga", grande successo commerciale e di critica. Così Il marchio "Aardman" si è conquistato e meritato una reputazione di leader mondiale per l'animazione in plastilina: è stato nominato agli Oscar 7 volte e ne ha vinti 4.
Mr. Lord, perché in un mondo così cinico e veloce come il nostro piacciono i cartoni animati?
«La gente non ha voglia di cinismo e di velocità, ma di gentilezza e bontà. E questo i cartoni animati riescono a farlo, e per giunta con un tocco di divertimento. Soprattutto in America, i cartoons sono molto divertenti, pieni di gag, con sceneggiature e performance argute e sottili, che creano un crescendo umoristico. A tutti piace divertirsi e l'animazione riesce a far ridere».
Quali sono gli elementi dell'animazione che catturano il pubblico?
«L'animazione è speciale perché riesce a fare cose straordinarie, come far parlare gli animali e creare situazioni magiche o fantastiche; oggi con le tecniche cinematografiche avanzate ed i computer si può fare davvero di tutto. Nel nostro mondo, quello che rende la Aardman tanto speciale, è l'animazione fatta a mano che alla gente piace: piace l'idea di vedere un film ideato e creato a mano. Quello che noi inventiamo è una storia divertente con personaggi comici, ma dietro le quinte tutto è stato creato a mano con la plastilina o il legno».
Ha mai pensato di realizzare film non animati?
«No, personalmente no. Mi è capitato di lavorare con attori "veri" e "vivi" e mi ha terrorizzato, perché succede tutto così in fretta, mentre con l'animazione è tutto incredibilmente lento: l'intero procedimento è slow motion e, da registra, ti dà l'opportunità di pensare molto e non c'è la necessità di essere svelti. Al contrario, con l'azione dal vivo tutto succede così in fretta, con battute scambiate velocemente».
Qual è la differenza tra il cinema Hollywoodiano e quello inglese?
«Parliamo la stessa lingua, ma Hollywood è impressionante, è pieno di grandi artisti ed è anche un business immenso che riceve ottimo successo. A Hollywood ogni anno si producono circa 500 film, con tutte le possibili varianti di genere, mentre in Gran Bretagna ne fanno 5. A Hollywood puoi conoscere un direttore, mostrargli una sceneggiatura, stringergli la mano ed hai 50 milioni di dollari da spendere. In Europa ed in Gran Bretagna, questo non succede. Devi girare 20 aziende diverse in tutta Europa, o anche 100 aziende diverse e andare col cappello e con le mani tese per creare un budget. A noi britannici piace alludere a ciò che vogliamo e parlare per metafore. A Hollywood, invece, ti incoraggiano ad essere espliciti e veloci».
È un modo per attrarre l'attenzione dei bambini?
«Sì, per non farli annoiare si fanno cose vistose, personaggi che saltano su e giù mimando facce buffe. Ma per raccontare una storia non bisognerebbe avere paura di rallentare i ritmi e di dare la possibilità agli spettatori di pensare».
Cosa le piace del cinema italiano?
«Non so molto del cinema italiano moderno. Ma Fellini è decisamente il mio eroe da anni. C'è qualcosa di lui che mi ricorda la letteratura americana. Può sembrare assurdo, ma nella letteratura americana, autori classici come Mark Twain o Helen Melville, per esempio, hanno un modo di scrivere che io definirei estatico, ti trascinano in un mondo immenso e coinvolgente e lo fanno benissimo. È questo quello che penso di Fellini, solo con un mezzo molto diverso. Usa moltissimo la ripresa in movimento, ci sono delle scene meravigliose nella "Dolce Vita", ma anche in altri film, in cui la telecamera si muove con la folla e tutti nella folla vanno da qualche parte. È attivo, dinamico ed eccitante. Poi mi fa ridere. Di recente ho rivisto "Roma", c'è una scena in cui le persone mangiano per le strade della capitale ed è fantastica. È così che immaginavo l'Italia, con montagne di cibo e tutti che mangiano per le strade, con un flusso di energia molto forte».
Ed è questa l'Italia che ha poi scoperto nella realtà?
«Le persone non sono così bizzarre come nei film, e questo è un peccato. Almeno la gente che ho visto qui, in Umbria, sembra abbastanza normale».
Perché ha realizzato un video per Peter Gabriel?
«Mi piaceva la sua musica, sono un suo fan ed è stata una fortuna incredibile: a Peter Gabriel piace l'animazione. E a me piacciono le canzoni più della musica. Non sono appassionato di jazz, ma adoro Dylan, Loudon Wainwright e Richard Thompson».

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