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FUNNY GAMES, di Michael Haneke, con Naomi Watts, Tim Roth, ...


Lo ha fatto oggi Michael Haneke che nel cinema austriaco in cui finora aveva operato si era distinto con film riarsi e glaciali sulla violenza, soprattutto quella gratuita. L'orrore anche adesso, che si fa avanti a poco a poco, quasi insensibilmente, fino a raggiungere l'atroce e poi esplodere. Non lo provocano né un mostro né un assassino seriale, ma due ragazzetti dall'aria innocua, vestiti di bianco, in una bella villa per vacanze, su un lago. I proprietari, padre, madre e un bambinetto, sono appena arrivati dalla città e stanno disfacendo le valigie. Loro arrivano, tranquilli, e a nome di una vicina che la famiglia conosce chiedono delle uova in prestito. Poi le tensioni cominciano. I due, ma soprattutto quello che sembra avere di più l'iniziativa, prima con piccoli gesti poi con un crescendo di puntigliose crudeltà, quasi giocando -i "funny games" del titolo- mettono a poco a poco in moto ai danni dei loro ospiti involontari una vera e propria persecuzione. Al padre spezzano una gamba con una mazza da golf, la madre la costringono a spogliarsi (senza che ci sia in loro, però, nessuna brama di sesso), al bambino mettono in testa un cappuccio che rischia di soffocarlo. Senza più fermarsi, anzi aumentando via via le sevizie, fino a una tragedia nel sangue che avrà la sua conclusione in mezzo al lago...
Nessun perché. Né il furto, né il sesso, né una qualsiasi vendetta. Le psicologie e i terrori di quella famiglia al centro sono chiariti solo nell'ambito di una cronaca, ma non lo sono mai le ragioni di quei due che -si finisce a un certo punto per realizzarlo- agiscono unicamente per sadismo, sospinti da una fosca, truce, esasperata crudeltà: nonostante si propongano sempre, anche quando compiono i gesti più orrendi, in cifre di quasi levigata pacatezza come due studenti in vacanza che abbiano voglia di giocare (con il sangue, però, e con le vite degli altri). È questo male gratuito che, più di tutto il resto, si accosta a fatica, respinti quasi ad ogni immagine, ma non si può disconoscere alla regia di Haneke una terribile capacità di operare nel cuore stesso della violenza, con una oggettività quasi di ghiaccio, esponendo tutto senza un commento, tenendosi ai fatti senza mai dirci nulla sui carnefici, contemplando e facendo contemplare le loro mostruosità come se fossero un reperto. Limpido nel linguaggio più i gesti sono bui, arido e secco nelle immagini più le invadono le situazioni più efferate. Se ne può provare repulsione, ma non si può non vedervi dello stile.
Gli interpreti di questa versione n.2, sono Naomi Watts, la madre, Tim Roth il padre, Michael Pitt e Brady Corbet i due démoni con facce d'angeli.

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