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Da Cavour a Berlusconi le parole cambiano il mondo


Così infatti definisce il discorso di un politico Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, firmando la prefazione di «I discorsi che hanno cambiato l'Italia» (Mondadori, 352 pag.), curato da Antonello Capurso, caporedattore del TG4, esperto politologo. Cavour di fronte alla costruzione dello stato unitario; l'approdo dei cattolici di Sturzo alla politica; Mussolini e l'ascesa del fascismo, l'entrata in guerra dell'Italia e la diffìcile pace; Aldo Moro, Berlinguer e il compromesso storico; Craxi e la fine della prima repubblica; Berlusconi e la sua discesa in campo; D'Alema che porta al potere gli ex comunisti; Veltroni al Lingotto e Berlusconi a San Babila con il discorso del predellino. Un excursus di interventi, parlamentari e non, in poco più di 150 anni di storia.
«L'ispirazione mi è venuta a casa di Bonaiuti perché lui ha un libro con i discorsi che hanno cambiato il mondo - spiega Capurso - Abbiamo pensato che in Italia un'opera simile non c'era e allora ho pensato a questa antologia sui discorsi che hanno cambiato il nostro Paese. Devo ammettere che il grande merito del libro è proprio di Bonaiuti che mi ha spinto, è stato di fondamentale sostegno ed ha scritto la prefazione. Poi Mondadori ha preso a cuore il progetto».
Impossibile dire quale sia il discorso più importante del libro perché tutti rappresentano momenti di svolta politica del Paese o di partiti, ma soprattutto perché fatti da giganti della politica. Così come non si può dire se sia più significativo quello di Benito Mussolini sull'entrata in guerra, o quello di De Gasperi che alla Conferenza di pace di Parigi del 1946 si faceva carico di un interesse nazionale italiano appena travolto dal fascismo e non temeva di rivendicarne la piena legittimità, o le parole di Cavour su «libera chiesa in libero Stato», o il discorso «pedagogico» di Palmiro Togliatti ai quadri del Pci napoletani all'indomani della «svolta di Salerno», o le sette ore di parole con cui Aldo Moro nel '62 riuscì a convincere la Dc all'apertura al centrosinistra.
Tutti grandi discorsi e di altissimo livello, compresi i due in appendice, perché arrivati a libro già completato, di Berlusconi sulla nascita del Partito della Libertà e quello antecedente di Veltroni al Lingotto di Torino.
«È stato un rischio metterli avendo a che fare con la storia - confessa il giornalista - ma hanno cambiato il panorama politico quindi non potevano mancare da questa raccolta. E poi il mio è un libro bipartisan, per questo forse inattuale....»
E se non c'è classifica d'importanza c'è però quella del «fascino»: straordinarie le manovre dialettiche di Cavour che soltanto alla fine del suo discorso arriva a dire «libera Chiesa in libero Stato»; furbissimo il discorso di De Petris che lancia il trasformismo; fascinosa la grande abilità oratoria del primo discorso di Mussolini, bello il celeberrimo «discorso della discesa in campo» di Silvio Berlusconi nel 1994.
«È un discorso che cambia il metodo di porsi - spiega Capurso - mentre D'Alema e Veltroni fanno discorsi politici identitari e lunghissimi, Berlusconi stravolge la struttura del discorso politico, non dice chi siamo, ma cosa accade, cosa facciamo e dove andiamo. E lo dice con un discorso breve, innovando la tradizione politica».
«I discorsi che hanno cambiato l'Italia», infatti, aiutano a capire, osservando i vari stili e modi dei politici di porsi al Paese o ai compagni di partito, quanto e come è cambiata l'oratoria politica, quando è stata vera arte e quando invece ha dovuto fare i conti con la diffusione mediatica che talora ne deforma i contorni. O quando il discorso diventa ritornello privo di incisività e si riempie di volgarità e insulti, come a Piazza Navona. Ovunque, però, e per qualsiasi politico, il discorso resta il momento della verità.

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