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Gerusalemme tra spiritualità e futuro

Gerusalemme tra spiritualità e futuro

Renato Coen e Federica De Sanctis, "Gerusalemme"

Renato Coen e Federica De Sanctis, giornalisti di Sky, hanno dedicato alla Città della pace “Gerusalemme” (Sperling&Kupfer, 250 pag.), immergendosi nella capitale spirituale delle tre grandi religioni monoteistiche con l’obiettivo di raccontare la “normalità” di una città che tanto normale non è, facendosi aiutare anche dai suoi cittadini, noti e meno noti, persone che "vivono, lavorano, piangono, ridono, sudano e muoiono tra le pietre più preziose della terra".
Gerusalemme (ebraico Yerushalayim; arabo al-Quds), situata sulle colline della Giudea, rappresenta per i due autori un viaggio in una città complessa, una città che già nella Bibbia viene indicata con almeno settanta nomi diversi: pietra, luce, roccia, sposa divina sono alcune delle immagini usate per indicarla.

L’unica città al mondo santa per tre distinte religioni, Ebraismo, Cristianesimo e Islam, simbolo della pace, Gerusalemme è in realtà lacerata e contesa. Il libro mostra i tanti volti di questa città carica di mistero e ricca di storia partendo dalla sua topografia. I quartieri ebraico, cristiano e musulmano, i luoghi santi, i sobborghi arabi sono i punti d’avvio di un racconto che tocca la storia come l’attualità, la vita quotidiana e i conflitti politici e religiosi. Quasi la guida di una città che, secondo lo scrittore Meir Shalev, potrebbe essere raffigurata come "una centrale nucleare che ha già perso il controllo", oppure il posto dove centinaia di persone, secondo il cardinale Carlo Maria Martini, sono "in perenne cammino per perfezionare se stesse e il luogo dove vivono".


Tra le altre voci autorevoli, che hanno aiutato gli autori a districare la “matassa” di Gerusalemme, ci sono quelle del custode di Terrasanta Pierbattista Pizzaballa, dello scrittore israeliano Abraham B. Yehoshua, degli intellettuali palestinesi Sari Nusseibeh, Ali Qleibo e Zacarias al-Qaq, degli ambasciatori israeliani in Italia Ehud Gol e Gideon Meir, e dell’ex vicesindaco di Gerusalemme David Cassuto.
A Gerusalemme convivono gruppi socialmente e culturalmente diversi fra loro che costituiscono mondi a sé stanti, aggregati eppure divisi. La Gerusalemme laica e moderna sembra una metropoli europea: le zone a est abitate dagli arabi sono tipicamente mediorientali, il quartiere ultraortodosso sembra fuori dal tempo.


“E’ una delle immagini indimenticabili il rito ortodosso – racconta la Coen – ma anche la città vecchia che ti sembra di vedere dal vero dopo averla conosciuta da bambina attraverso il catechismo… Poi l’università, modernissima, da grande metropoli”.
E la cosa più “naturale” è che per passare da una Gerusalemme all’altra basta attraversare la strada, per cambiare prospettiva basta cambiare angolo d’inquadratura. Gerusalemme santa, simbolo irrinunciabile per i fedeli di tre religioni, è anche il teatro insanguinato di un conflitto che pare senza soluzione, è ricchissima di storia e carica di mistero, legata fatalmente al passato eppure aperta, multietnica, internazionale, lanciata verso il futuro, perennemente divisa e condannata ad essere speciale.


I due autori scoprono Gerusalemme ponendo lo sguardo dalle diverse prospettive che essa impone per lasciarsi conoscere, e puntandolo sulle “tre anime della città”, ovvero gli ebrei ultraortodossi, arabi e gli ebrei meno religiosi o laici: “Le loro vite sono parallele - scrivono - si incrociano per le vie della città senza mai incontrarsi veramente”. Bellissima l’immagine di un fatto tanto raro quanto curioso. “Nel 2005 il Ramadan, il digiuno degli arabi, coincise con il Kippur, il principale digiuno degli ebrei che dura 25 ore: tutta Gerusalemme ebraica era spenta, silenziosa, senza automobili, percorsa da passanti che andavano al tempio o bimbi in bicicletta. La città araba era come sempre caotica, ma era impossibile quel giorno vedere qualcuno che ingoiava un boccone di cibo. Un’intera cittadinanza a digiuno”.


“Al termine di questo viaggio - dicono Coen e De Sanctis - non possiamo dire con scientifica obiettività se Gerusalemme sia pace o guerra, convivenza o scontro, se sarà unita o divisa, migliore o peggiore della sua fama, sappiamo solo che c'è gente di tanti tipi, di tanti colori che, nonostante tutto, e tutto considerato, nella città santa cerca di vivere una vita possibilmente normale".
Insomma, Gerusalemme è storia, è contraddizione, è vita. Gerusalemme è quello che non t’aspetti.
 

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