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Al British Museum bufala imperiale È un falso la storica statua di Adriano


Tutto è cominciato quando al British di Londra, uno dei più illustri e famosi complessi espositivi del mondo, si è iniziato ad organizzare la grande mostra «Adriano - Impero e conflitto», che aprirà il 24 luglio. Gli inglesi, si sa, sono molto affezionati all'imperatore romano Adriano il quale, nel 122 dopo Cristo, decise che la Britannia era una provincia tanto babara e inospitale che lì finiva il suo impero e bisognava farci un muro. Storia a parte i professori del British per la mostra si sono preparati ad esporre 170 pezzi, alcuni mai esibiti al pubblico, provenienti da trentuno collezioni di undici paesi ed hanno inziato a «spolverare» i «reperti nobili» di casa propria. Tra questi la famosa statua dell'imperatore Adriano, in abiti greci, che testimoniava, anzi, era la prova basilare, dell'amore del sovrano per la cultura greca. La statua era considerata del 117 dopo Cristo e perciò coeva dell'imperatore e scolpita all'epoca della sua incoronazione, più o meno attorno ai quarantuno anni. Si considerava provenisse dal tempio di Apollo a Cirene.
Della tragica realtà si è accorta la restauratrice Tracey Sweek, esaminando il grossolano strato di gesso tra il capo e il corpo della statua. Thorsten Opper, curatore della mostra, si è detto «devastato» quando ha esaminato il reperto: i due frammenti non avrebbero mai potuto far parte di un unico pezzo. «Mi sono sentito malissimo per una ventina di minuti - ha detto Opper - stavamo distruggendo una tra le opere più amate: ma è per questo che esistono i musei, per raccontare le cose come stanno». La statua di Adriano è stata realizzata, probabilmente, nell'Ottocento, in epoca Vittoriana. Ad allora risalgono le prime certificazioni sul reperto. Altri esami sarebbero stati effettuati nel Novecento, molti, oggi, si domandano come sia stato possibile un errore del genere.
La grande mostra dovrà fare a meno del famoso pezzo e il professor Opper può dormire sonni tranquilli: di falsi e di esperti ingannati è pieno il mondo. Come in quel 1984 nel quale tre studenti Livornesi riuscirono a far passare una scheggia di pietra da loro malamente incisa per una statua di Modigliani. Avvenimento passato alla storia come «beffa dei falsi Modì». Ma si rivelarono bufale anche le «pitture rupestri» trovate in Spagna nel 1990: scarabocchi che non risalivano alla preistoria. E che dire della Sacra Sindone risultata, ad un impietoso test scientifico, realizzata mille anni dopo Cristo.

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