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Sarina Biraghi s.biraghi@iltempo.it<br/> Aquila Grigia, ...

Allo stupore della giornalista si giustifica con uno dei suoi sorrisi magnetici: «Tranquilla, con me succede spesso, è una questione di energia».
Lei, conosciuta come la voce del mondo dello spirito, si definisce più medium o guaritrice?
«È la prima volta che mi chiedono questa cosa. È difficile rispondere. Ci sono molti modi per guarire una persona. Come guaritrice impongo mani sulle persone e spesso ho a che fare con persone malate, ma anche come medium quando sono il tramite tra una persona e qualcuno nel mondo degli spiriti, stabilisco un contatto. Questo riavvicinamento è sentito come una guarigione. Ecco, io non intendevo essere nè ho mai voluto essere una guaritrice, perché è difficile guarire gli altri quando anche su me stessa dovrei esercitare questa guarigione... Insomma forse mi definirei più una medium».
L'essenza del suo messaggio è che c'è vita dopo la morte e che noi siamo esseri spirituali. Quando si è convinta di questa cosa e perché?
«Ho sempre avuto questa sensazione, fin da quando ero piccola, ho sempre sentito voci, visto volti e questo mi terrorizzava. Ho avuto dubbi su varie questioni e su molte sono stata scettica. L'unica certezza è l'esistenza di Dio».
Quando le persone hanno bisogno di entrare in contatto, attraverso lei, con le anime dei loro scomparsi?
«Non da giovani, quando non si pensa alla fine della vita, ma arriva un momento in cui le persone si chiedono se al di là c'è qualcun altro, qualcuno che può aiutarci, e penso che anche i più scettici abbiano questa esigenza».
Ma cosa si vuole sapere?
«Sapere se le anime stanno bene, se sono in un posto sicuro, e soprattutto se ci sono, se possono essere visti o sentiti e cosa pensano dei propri cari rimasti sulla terra».
Quando vede gli angeli?
«Non ho una procedura e spesso mi metto in contatto non con le anime che le persone mi chiedono, ma con altre legate alla loro vita».
Chi si rivolge a lei?
«Prima erano soprattutto le donne, ora uomini e donne in numero pari. Credo che anche gli uomini abbiano sempre creduto al contatto con le anime degli scomparsi ma forse lo ritenevano poco maschile...Ora non più, s'interessano e chiedono».
Il Comitato Italiano del Paranormale ha messo in dubbio il suo operato.
«Come fanno a sapere cosa faccio se non ci siamo mai incontrati, nè ho mai spiegato loro quello che faccio? Hanno creato un polverone solo per richiamare un po' l'attenzione. E comunque non mi interessa, io so che tutto ciò che mi succede è reale. A prescindere da quello che faccio io è importante essere scettici, perché nel mondo c'è tanta gente che imbroglia, però c'è grande differenza tra scettico e chi è completamente chiuso e rifiuta».
Perché è così seguita anche in Italia?
«La gente è abituata al concetto di angelo, basta vedere a Roma quante statue di angeli ci sono... e quindi comprende di più il mio lavoro».
Quale è il messaggio di «Ritrovarsi» (Sperling & Kupfer), il suo ultimo libro?
«È importante sapere che non moriamo, c'è un'altra vita. Ecco, penso che questo libro ci aiuti a mantenere la nostra fede. È un percorso di riconciliazione interiore, verso una nuova armonia. Non c'è soltanto la mia storia, ma storie che mi hanno raccontato e che possono essere d'ispirazione per altre persone. Inoltre, oltre a descrivere il processo che mi consente di assistere agli eventi in cui i defunti mi parlano, per la prima volta scrivo anche del diavolo, del Male che molti temono».
Lei però vede gli angeli, dunque è fortunata?
«Non sono sicura che sia una fortuna avere questo dono. Non è un compito facile, perché sei molto sola. Chi ti può capire? Questa mia solitudine è accentuata o diminuita dai fatti che mi accadono, è una sensazione forte che io definisco anche dolorosa».
Il registratore è fermo ma Rosemary Altea non tace perché ha visto un angelo che le sta parlando attraverso «Grey Eagle». Ma questa è un'altra storia...personale.

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